Duecento contatti in un anno, occhi che osservano ma non giudicano e cercano di favorire un percorso di reinserimento.
Clara DOlci per “Libertà”, 19 luglio 2027, p. 16.
Piacenza. Vanno incontro ai giovani “irraggiungibill”, specie quelli che appaiono ad alto rischio disagio. Li cercano nei luoghi dove si ritrovano, nei giardini, nelle strade meno frequentate, nelle piazze. Tentano un confronto attraverso un dialogo aperto. Per capire, conoscere e farsi conoscere come “adulti a cui poter fare riferimento”, per instaurare relazioni che possano in qualche modo farli sentire meno soli, nel senso di meno abbandonati a se stessi. E pare che questa forma di “educativa di strada” stia funzionando.
Loro sono educatori di Fondazione La Ricerca di Piacenza e della cooperativa Famiglia Nuova di Lodi. Entrati in azione dal 2021 con il Progetto Tag, promosso e sostenuto dal SerDP dell’Aust Piacenza, quest’anno hanno deciso di di parlare di questa esperienza anche agli adulti, cosi insieme ai colleghi della cooperativa L’Arco, che sempre in collaborazione con il SerDP piacentino con il progetto POLE, Street dell’Ausi, fanno azioni di prevenzione e counseling incontrando ragazzi e giovani adulti nei loro luoghi di ritrovo, hanno partecipato ai Venerdi Placentini posizionandosi con un banchetto informativo davanti alla scuola Romagnosi (con tanto di dispositivi di prevenzione sul fronte del consumo di alcol e droghe e dei rischi legati alla sfera dei rapporti sessuali).
Un’occasione importante di condivisione con il territorio: «Diverse persone, soprattutto adulti, si sono avvicinate per chiedere informazioni e incoraggiarci a continuare in questa direzione, riferisce Emilio Asti (La Ricerca) che insieme a Tommaso Corvi (Famiglia Nuova) percorrono strade e giardini della città. In queste ultime settimane siamo presenti soprattutto nella zona intorno a Nostra Signora di Lourdes e via Negri, vicino al campetto da basket. Cerchiamo di individuare dove possono esserci situazioni a rischio. Ci presentiamo in maniera informale e piano piano tentiamo di conquistarci la loro fiducia. Quasi sempre fimziona: «Parliamo, ci dicono che cosa fanno e noi forniamo informazioni sul perché siamo lì, col tempo si aprono a qualche confidenza, desideri, preoccupazioni, frustrazioni, problemi che incontrano soprattutto nelle relazioni, a scuola, in famiglia, tra loro, tra ragazzi e ragazze, primi innamoramenti, prime delusioni, emozioni da gestire. Ce molta solitudine, i primi approcci con sostanze e alcol, non sono che uno dei segnali di un disagio strisciante.
Essere occhi che osservano ma non giudicano. Certamente l’uso di sostanze è dominante sottolinea Paolo Savinelli, responsabile Servizi Educativi di Fondazione La Ricerca ma cio che si percepisce è anche un vuoto di relazioni che sembra mostrarsi mediante un urlo silenzioso ma fortemente presente, quindi da decodificare e interpretare, che chiede di essere ascoltato, compreso e aiutato Cerchiamo di essere punti di riferimento per i giovani del territorio che non sempre esplicitano la difficoltà e il disagio che vivono e incontrano, essere occhi che osservano ma non giudicano.
L’educativa di strada – rimarca la coordinatrice operativa di Progetto Tag, Cristiana Passerini di Famiglia Nuova – è uno dei pochi servizi capaci di intercettare il sommerso fuori dalle reti più strutturate come possono essere la scuola, gli oratori… affiancandoli riusciamo ad adattarci ai tempi e agli spostamenti dei gruppi di giovani che, si sa, sono in continuo movimento. Dando continuità al dialogo riusciamo anche ad accompagnarli fino alla presa in carico da parte dei Servizi territoriali.
In un anno due uscite a setttimana – Emilio e Tommaso hanno incontrato più di duecento ragazzi e ragazze, anche in altre zone della città, Peep, stazione dei pullman alla Lupa e zona Cheope. «Italiani? Di origine straniera? Cinquanta e cinquanta. In prevalenza sono minorenni, l’età varia dai 14-15-16 anni, ma c’è anche una minoranza intorno al 18-23 anni. E qualcosa si muove: riscontriamo segnali positivi, col tempo sono loro ad avvicinarsi a noi, qualcuno si confida, chiedono consigli… In una novantina di casi il contatto si è trasformato in relazione di fiducia, aprendo spiragli progettuali di reinserimento scolastico, scelte lavorative, riflessioni sui comportamovimenti a rischio e conseguenze (anche dal punto di vista penale), sulle dinamiche di gruppo, affettività, sessualità».
Counseling educativo per promuovere benessere è quanto offrono anche i colleghi educatori di Arco che agiscono in provincia, con il progetto POLE. Street: “Po.Le” sta per distretti di Ponente e Levante. L’Unità di strada, coordinata dalla psicologa Vanessa Lardo, incontra i ragazzi nei loro luoghi di ritrovo offrendo prevenzione counseling educativo.
Il nostro obiettivo è promuovere il benessere con un un a approccio di vicinanza e ascolto spiega Lardo. «Costruiamo relazioni nei luoghi frequentati dai giovani per diventare un punto di riferimento e un ponte verso i Servizi. Molti giovani adulti, ad esempio, hanno una percezione stereotipata del SerDP: il progetto aiuta a superare queste visioni e ad avvicinare le persone ai contesti di aiuto.
PO.LE. Street cresce grazie a una rete territoriale attiva: gli operatori collaborano con il Comune di Gragnano Trebbiense e con la parrocchia del paese, sono state organizzate serate informative per le famiglie insieme ai colleghi del Centro per le Famiglie di Castelsangiovanni. La prevenzione passa anche dalla scuola: Progetto POLE ha realizzato laboratori al Don Orione di Borgonovo e all’Istituto Mattei di Fiorenzuola, e da settembre proporrà nuove attività alla scuola media di Gragnano Trebbiense.
Facciamo rete Il lavoro di rete sul territorio si conferma di fondamentale importanza: questo è un tema nel quale tutti gli attori in campo credono fortemente.






















