Giovani. Quelli che non lavorano e non studiano: «Tante le storie difficili»
brani tratti dall’articolo di Cristina Vercellone per “Il CIttadino”, 25 aprile 2026, p. 11.
Etichettare i giovani non basta, e non serve a risolvere il problema dei giovani che non studiano e non lavorano. L’ha detto, ieri mattina, la professoressa Giustina Orientale Caputo, docente di sociologia dei processi economici e del lavoro, nel convegno “Oltre meet the neet. Sbloccare il futuro” che si è svolto al termine del progetto “Meet the neet” (finanziato da fondazione Cariplo, realizzato in rete con ufficio di piano, ufficio scolastico, Provincia di Lodi, Comune, il Mosaico, Azienda Speciale Consortile dei Servizi Intercomunali, Calam, Cpia, Il Consultorio La Famiglia, Canossa, Clerici e ASFOL) ieri mattina, presso la sede di Famiglia Nuova, ente capofila del progetto.
«Secondo i dati riportati nell’elaborazione di Openpolis su dati Eurostat pubblicati a giugno 2025 – ha detto la referente del progetto Claudia Tenca -, l’Italia, nel 2024, si posiziona tra gli Stati con una percentuale elevata di neet, i giovani che non lavorano, non studiano e non si formano, (15,2 %), ben al di sopra della media europea. I dati statistici provinciali raccolti da Istat indicano che la percentuale di Neet del 2024 nella fascia 15-29 anni, in Provincia di Lodi è del 13,8%; il totale della popolazione in quella fascia è di 34mila 593 ragazzi, la percentuale di Neet quindi corrisponde a 4mila773,8». A portare i saluti sono stati la presidente di Famiglia Nuova Elisabetta Locatelli, la consigliera provinciale Luciana Tonarelli, l’assessore comunale Simonetta Pozzoli, la referente dell’ufficio di piano Carla Mazzoleni e la rappresentante dell’ufficio scolastico Chiara Lupi. I ringraziamenti sono andati anche all’ufficio per l’impiego della Provincia e alla dottoressa Elisabetta Bellocchio che da aprile 2025 ha preso in carico 196 Neet.
«Il progetto è partito a maggio 2024 – ha spiegato Tenca -, abbiamo incontrato i Neet tra i 18 e i 29 anni con al massimo una qualifica di 3 anni al professionale, inattivi da almeno 3 mesi e residenti in Lombardia. Abbiamo incontrato ragazzi con tante fragilità diverse e storie pesanti, non ce l’aspettavamo. All’inizio avevamo solo le psicologhe, poi abbiamo inserito la presenza dell’educatore. Ci sono arrivate 128 segnalazioni dal territorio o autocandidature. Di questi 128 solo 69 giovani rispettavano i criteri di fondazione Cariplo (tra questi 16 sono arrivati dal Cpia, 25 dai servizi sociali, 45 sono state le autocandidature). Abbiamo ottenuto 29 attivazioni: 17 tirocini extracurricolari, una giovane ha sottoscritto un contratto di lavoro, una persona si è iscritta a una scuola superiore e 10 al Cpia. Oltre a questi poi ci sono stati altri ragazzi che anche se non rientravano nei criteri del progetto hanno raggiunto dei risultati».






















