Elena Caminati per “Libertà”, 30 ottobre 2026.
Il convegno organizzato dalla cooperativa Famiglia Nuova sulle polidipendenze.
Piacenza. Sono soprattutto le storie che fanno capire, meglio di qualunque spiegazione, cosa c’è dietro una dipendenza. Il racconto, anche crudo, talvolta apre un mondo. È da lì che dal fondo si cerca di risalire, per quanto è possibile.
Capita allora di ascoltare l’esperienza di Alice che l’eroina la porta vivere un mondo parallelo fino al boschetto di Rogoredo dove la realtà è gelida; la storia di Luigi, perso a passare le notti davanti al computer, arriva l’alba, non si regge in piedi e incomincia a perdere giorni di scuola che diventano settimane. Poi c’è il racconto di Alessandro che ha il sapore del riscatto: con un passato segnato dalle sostanze e dal carcere ha chiesto e ottenuto di scontare la pena all’interno di un percorso terapeutico: «Da dicembre dello scorso anno sono alla comunità Gandina di Pieve Porto Morone, gestita dalla cooperativa Famiglia Nuova. Per me questa è stata l’ultima possibilità della vita. All’inizio è stato difficile, ma oggi sto veramente bene e mi sento forte. Mi mancavano la libertà e la possibilità di essere riconosciuto da persone sane, sentivo troppo l’appartenenza carceraria; oggi finalmente posso dire che sono contento del mio percorso».
Se ne potrebbero ascoltare a decine di storie così, che non riguardano solo i giovanissimi. «Il contesto del consumo di sostanze si sta allargando tantissimo tanto che si parla di polisostanze – spiega Elena Uber, direttrice dell’unità operativa Servizio dipendenze patologiche dell’Ausl di Piacenza-. All’interno di questo contesto ci occupiamo delle persone che sviluppano, con la sostanza, un rapporto di dipendenza».
Sono poco meno di duemila all’anno i pazienti in carico al servizio dipendenze; di questi circa il 60% per abuso di sostanze psicoattive e il restante per alcol, oltre che una fascia sempre più ampia di giocatori d’azzardo molto preoccupante. «Qui intercettiamo prevalentemente consumatori di eroina – continua Uber – perché produce una sintomatologia astinenziale molto forte, le persone chiedono aiuto e qui sanno di trovare risposte. Poi indagando si scopre che di questi, la metà, ha cominciato con la cocaina o il crack, ovvero sostanze eccitanti».
L’occasione per analizzare il tema delle dipendenze è stato il convegno organizzato dalla cooperativa Famiglia Nuova, “Nuovi termini stessi problemi? Polidipendenza, dipendenze comportamentali, addiction: definizioni che si alleggeriscono, effetti che si moltiplicano”. L’ultima relazione al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia evidenzia come il quadro continui a trasformarsi, confermando tendenze già emerse negli ultimi anni, ma mostra anche una profonda evoluzione dei mercati delle sostanze, dei modelli di consumo e dei bisogni di assistenza. Dal 1981 Famiglia Nuova opera accanto alle persone con problemi di dipendenza, attraversando i cambiamenti che hanno interessato questo ambito: dall’emergenza dell’eroina degli anni ottanta alle attuali forme di policonsumo.
«Cerchiamo di trovare soluzioni ai problemi sempre nuovi che si presentano legati alle dipendenze attraverso un costante aggiornamento delle competenze professionali e degli strumenti di intervento – ha spiegato la presidente Elisa Locatelli – come le comunità riabilitative residenziali, i servizi ambulatoriali, i progetti di housing a bassa intensità o di prossimità, per provare a prevenire e a ridurre il danno da abuso – spiega Locatelli -. Servizi che puntano a mettere sempre al centro le persone». Quello che si è svolto all’auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano è il terzo convegno, dopo Lodi e Perugia, organizzato a seguito della pubblicazione della ricerca Valut-Azione, realizzata dal CNR su dieci anni di attività (2014-’23) della cooperativa; «un modo per guardarci allo specchio e non cadere nell’autoreferenzialità; i dati analizzati rivelano che i percorsi di cura più efficaci sono quelli relazionali e che è indispensabile lavorare in modo multidisciplinare, nulla si fa da soli» ha concluso Locatelli.
Un metodo di lavoro condiviso anche dalla sindaca Katia Tarasconi e dagli assessori Nicoletta Corvi e Francesco Brianzi. «L’offerta di sostanze a Piacenza è molto alta – ha rivelato la prima cittadina – perché c’è tanta richiesta. L’unica strada è lavorare insieme».






















