Dal Corriere della Sera di domenica 25 gennaio scorso.
La data: il 27 gennaio, giorno scelto per ricordare la Shoah.
Il Giorno della Memoria viene introdotto in Italia con la legge n. 211 del 2 luglio 2000, per “ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, e a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.
La data è quella in cui, il 27 gennaio 1945, l’armata Rossa liberò Auschwitz.
Nel 2005 il Giorno della memoria per ricordare la Shoah è istituito a livello internazionale dall’ONU.
26 anni fa sì che aveva senso. E bravi noi ad istituire per primi la Ricorrenza.
In questi giorni avverto come un senso di vuoto quando penso a quella Memoria, provocato, da quello che mi sembra il dissesto in atto del mondo come lo avevo conosciuto nei suoi valori, nei suoi disvalori di alcuni dei quali avevamo forse giurato “Mai più!”. L’Occidente che si era combattuto da sé, aveva proclamato che avremmo vissuto e saremmo stati governati, rifondati sulla Memoria.
Dopo 80 anni, è il tempo del caos, che sembra irreversibile: necessario? Alla sua dissolvenza, perché tutto dissolve, lascerà un tempo nuovo e un mondo nuovo? Cosa resterà dopo? Chi sarà a vivere l’ennesima alba di civiltà? Sarà meglio di adesso? Terranno memoria degli errori commessi? Domande aperte, chissà.
Se ricordassimo, radicandolo davvero, ciò che abbiamo reso istituzionale in un giorno dell’anno banalizzandolo; se di quel Giorno della Memoria ne facessimo coscienza collettiva, nazionale; se riconoscessimo tutte e tutti ciò che è stato, senza rabbia e ingiurie irrisolte su chi erano i colpevoli, di cosa e in che misura, perseguiremmo una guarigione tanto dolorosa quanto necessaria, ricostruttiva del tessuto umano oggi ancora lacerato dalla guerra civile di quegli anni. Potremo allora nutrire ancora la convinzione che no, da noi non riaccadrà. Mai più.
Forse facciamo ancora in tempo. Allontaneremmo il caos, che ci spaventa molto.
Dobbiamo tornare ad interrogarci per ciò che ricorda quel Giorno, tenere fede alla loro e alla nostra Memoria. Adesso è più urgente di 26 anni fa.
Per capire chi siamo, o chi siamo diventati, nel provino del mondo che sarà.
Bruno





















