Sono rimasto colpito dalle immagini di Papa Leone XIV° che cammina con qualche difficoltà sulle rocce di Lampedusa, il solito vento dispettoso con i Papi gli soffia via lo zucchetto, e guarda verso il mare. Dopo dopo aver attraversato la Porta d’Europa, opera di Mimmo Paladino, simbolicamente vederlo guardare l’orizzonte, è stato molto d’impatto: come se da un momento all’altro fossero in arrivo barchini o barconi con nuovi gruppi di donne, uomini e bambini che non vogliono, non possono?, più restare nella loro terra. Anche vederlo camminare mano nella mano con quei 2 bambini e la mamma ha sottolineato la naturalezza di certi gesti, in contrasto con un mondo che respinge, che le e li vuole “remigrare”. E nel giorno dell’Indipendenza degli Stati Uniti d’America, suo paese di origine reso potenza mondiale proprio da centinaia di anni di migrazione, il mar Mediterraneo, con quella Porta, ha voluto rappresentasse tutti gli approdi del mondo. Sabato scorso, a Lampedusa, tredici anni dopo Papa Francesco che improvvisò quella sua visita e al quale Leone XIV° ha dedicato il molo principale di Lampedusa, l’appello accorato che Prevost ha pronunciato durante la messa nel campo sportivo dell’isola lo ha rivolto ai Governi europei. “Una crisi epocale, l’Europa l’affronti”. Il Papa professa la sua missione.
Come abbiamo scritto nelle scorse settimane, e anche detto nelle occasioni che ci hanno visto celebrare la Giornata mondiale del Rifugiato, l’Europa ha deciso e deliberato come affrontare la crisi migratoria: ha ristretto di fatto le possibilità di ottenere permesso e protezione, soprattutto se arrivi dal mare che separa il nostro Sud dal loro Nord.
Famiglia Nuova aderendo ai principi dell’accoglienza migliore e dell’integrazione sostenibile per chi migra e chiede Permesso per soggiornare, anche in nome di una protezione per cui hanno già subito discriminazioni e violenze, sta dalla loro parte. Sta dalla loro parte quando riescono con successo nei loro percorsi di integrazione, attraverso studi e lavoro, sta dalla loro parte anche quando faticano e non riescono nei primi anni di migrazione.
Vorrei poter dire, e lo scrivo, che anche chi non vuole integrarsi secondo i nostri modelli dovrebbe essere accolto. Concetto impopolare, lo so, vitale però per la mia libertà di pensiero. Qualcuno, ricevendo giusta attenzione cura e accompagnamento, potrebbe convincersi che con fatica può imparare a stare meglio, a lasciare andare la rabbia del dolore e della paura di non farcela, sentimenti e sensazioni che spesso giocano ulteriore sfavore. Molti non sanno come si sta in Europa da europei e pensano sia meno difficile migrare da qualche parte che sopportare fame e arretratezze varie. Ma l’identità internazionale che li distingue e definisce non è un vantaggio se hai la pelle scura e se non sei ricco e benestante.
Migrare e riuscirci a buone condizioni di vita, in Europa, se sei povero, non è per niente facile, come dimostra la cifra di persone morte nel solo attraversamento del Mediterraneo: circa 34.000, bambine e bambini compresi.
Numero che fa impressione? Non lo so più, e mi rammarico.
Bruno






















