È sconfortante cominciare così. Dovremmo sentirci carichi di energia, entusiasmo, voglia di novità, buoni propositi, gratitudine per i doni, placati e placcati da cibo abbondante in cenoni e veglioni.
Dopo le terribili notizie dal resort svizzero, dove in nome del denaro è successa una strage di giovani e giovanissimi europei, ci siamo risvegliati il terzo giorno dell’anno nuovo con i titoli e le immagini di una invasione lampo, spettacolare dal punto di vista della sorpresa e della dinamica del raid, compiuta dalle forze speciali degli USA, che ha deposto e prelevato il presidente del Venezuela e la moglie, per portarli in un tribunale di New York e giudicarli per narcotraffico. È evidente a tutti il tentativo di dissimulare con una dichiarazione di diritto alla difesa l’attacco ad un paese sovrano, dichiarando addirittura che “…and we will run Venezuela”, come richiestogli dalle 7 ormai vecchie sorelle che hanno governato il mercato mondiale dei petroli. Cioè esse pretendono il ritorno degli importanti finanziamenti versati per sostenere la campagna elettorale dell’attuale capo degli Stati Uniti.
Un po’ sono stanco di parole che spiegano cos’è la democrazia, cos’è il liberalismo, cos’è il bene degli individui: vediamo tutti cosa sta accadendo. Se non condanni sei complice? Anche no, ma è necessario scendere nella piazza della discussione, non temere il confronto anche spocchioso di chi si sente forte di forza fisica e lo manifesta con dimostrazioni muscolari: tentare di impaurire è metodo fascio. Chi uccide appellandosi ad un diritto inesistente e facendosi beffe del diritto internazionale, spodestando questo o quel dittatore non esporta nessuna democrazia, dovrebbe poter essere fermato. Tra i pochi sostenitori di questa ennesima manifestazione prepotente ritroviamo Netanyahu e Meloni: insieme a Trump compongono un terzetto tra loro solidale, e spregiudicato verso le leggi che regolano il mondo.
Credere e far credere che le Convenzioni internazionali siano finite è ciò che alcuni politici e governanti perseguono, in nome di un nazionalismo di comodo: avere la possibilità di allearsi tra prepotenti per spazzare via il diritto di vivere di chi non si allinea, di chi è sfruttato e impoverito, di chi è più debole. È l’antipolitica.
Non cambio il mondo lo so, ma almeno voglio liberare il mio pensiero, da tempo un po’ sterile perché adagiato sul piatto del compromesso, in favore della mediazione infinita. A molti non interessa mediare, e forse è anche considerato molto stupido spendere e sprecare tempo nel certosino lavoro di ricucire strappi, addolcire diverbi intellettuali, contrastare le disuguaglianze di ricchezza ed espansione a discapito degli altri umani. Continuerò a pensare che c’è un luogo, un tempo e uno spazio dove gli uomini rinunciano a buttarsi in pasto ai propri difetti cannibalici: il lavoro lungo e difficile per cercarlo, e forse trovarlo, non deve finire perché quei luoghi, quei tempi e quegli spazi sono già dentro di noi.
Facile in teoria, no?
Bruno





















