Il convegno a Piacenza “Nuovi termini, stessi problemi? Polidipendenza, dipendenze comportamentali, addiction: definizioni che si alleggeriscono, effetti che si moltiplicano”
Giovedì 29 ottobre, a Piacenza, poco prima delle 14 si è concluso il terzo e ultimo convegno che Famiglia Nuova ha promosso nel corso di 2 anni per presentare la Ricerca Valut-Azione, e per far conoscere cosa ha costruito in 45 anni di attività per stare al fianco delle persone che per motivi sociali, sanitari, o penali, hanno perso il controllo del consumo di droghe più o meno illegali, o sono scivolati in dipendenze comportamentali non volute. Il titolo Nuovi termini, stessi problemi? Polidipendenza, dipendenze comportamentali, addiction: definizioni che si alleggeriscono, effetti che si moltiplicano è stato scelto per concludere il percorso lasciando, come nei titoli precedenti, degli interrogativi aperti. Il convegno si è svolto nella bellissima navata dell’ex chiesa barocca di Santa Margherita, adibita ad Auditorium e gentilmente concessa gratuitamente dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, situata in un complesso che ha conservato e valorizzato tracce stratificate della bimillenaria storia urbana di Piacenza. Il luogo suggestivo ha costituito una cornice architettonica che ha ulteriormente impreziosito una mattinata di lavoro che aveva nelle intenzioni l’esposizione dei molteplici aspetti che determinano le scene del consumo, delle dipendenze, delle politiche di intervento, dei servizi, delle persone.
Concetti, dati e fatiche: la complessità del panorama attuale
È sempre difficile riportare con precisione i contenuti emersi nel corso di una mattinata molto intensa, nella quale, a partire dal reading teatrale seguito dalla lezione magistrale, per tutte le 13 relazioni e nella summa conclusiva sono stati enunciati e sviluppati moltissimi concetti che hanno ben raccontato le dimensioni dei consumi, le qualità delle sostanze psicotrope legali o illegali, le variabili delle risposte terapeutiche e riabilitative richieste, le caratteristiche differenti di soggetti utenti, anche molto diversi tra loro e le fatiche di chi sceglie tutti i giorni di stare loro accanto.
Un’apertura di impatto
L’esordio del programma è stato annunciato da una musica primordiale dalle sonorità coinvolgenti, a tratti stridenti, preludio alla drammaticità urlata dal Coro delle Baccanti che circonda e venera il mito di Dioniso, improvvisamente interrotta ha permesso il cambio di tono del registro recitativo e permesso l’entrata in scena della storia del Dioniso in noi: le stagioni dell’ebbrezza per fuggire le fatiche del vivere, la sfida alla dipendenza che ci fa dichiarare di saperla dominare, la perdita del senno dapprima desiderata poi solo subita, lo schianto e la possibile rinascita. È stata un’apertura di convegno molto forte.
Dalle parole allo stigma: lo sguardo clinico e moderno
A seguire Claudio Cippitelli a cui era stata affidata la lezione magistrale introduttiva, che ha svelato luci e ombre del sistema di contesto delle dipendenze, offrendo una analisi moderna alle questioni che si pongono fin dalla scelta delle parole utilizzate, alcune cariche di stigma che marchia indelebilmente, per descrivere gli scenari che non sono più quelli di 40 anni fa, incoraggiando a tornare agli interventi basati sulle evidenze scientifiche, l’innovazione dei servizi anche osando creativamente, citando il profeta don Gino Rigoldi, l’integrazione multidisciplinare.
I saluti istituzionali
La Presidente di Famiglia Nuova ha quindi presentato Daniela Coelli, l’attrice del reading I Dioniso in me, Claudio Cippitelli e ha ringraziato, per la sensibilità al tema dimostrato, la Fondazione che ci ha ospitati. Elisa ha poi lasciato la parola alla Sindaca di Piacenza, all’Assessora al Welfare e all’Assessore alle Politiche Giovanili del Comune piacentino, che hanno ringraziato Famiglia Nuova per l’impegno, condividendo la necessità di rafforzare il lavorare insieme come unica strada per fronteggiare l’impatto che le dipendenze hanno sulla popolazione in generale, sui giovani in particolare. L’osservazione della prima cittadina di Piacenza sulla grande offerta di sostanze sulla piazza locale che dipende dalla grande richiesta, non era scontata e ha ricordato come l’amore risulti in fondo essere ingrediente fondamentale di quello che, con l’attività quotidiana, anche giovedì stavamo compiendo. Il dottor Rossetti, Capo Dipartimento della Salute Mentale dell’AUSL piacentina, ha concluso i saluti istituzionali augurando a tutte e tutti gli addetti ai lavori di riuscire a continuare a garantire la multidisciplinarietà degli interventi rivolti alle persone, che sono ciascuna un loro mondo, un mondo personale, un mondo di sogni, di necessità, e noi dobbiamo confrontarci con le persone, non con gli stigmatizzati tossicodipendenti.
Famiglia Nuova a confronto: dalla ricerca sul campo alla prevenzione giovanile
La Presidente Locatelli ha quindi ripreso la sua introduzione al vero e proprio programma di convegno, presentando la storia della Cooperativa, dei servizi che in 45 anni si sono adeguati con elasticità e creatività sui “bisogni inediti”, citazione dalla lezione introduttiva di Cippitelli, portati oggi dalle persone che vivono dipendenze problematiche mantenendo e tenendo l’attenzione e i programmi di risposta alle richieste di aiuto focalizzati sulle persone. Ha così lasciato le redini della conduzione a Giancarlo Santori e Valeria Calvino che hanno potuto chiamare al tavolo il primo gruppo, tutto interno a Famiglia Nuova, costituito da Giorgia Albani, Maurizio Mattioni Marchetti, Jessica Merli, Sara Borlacco, Cristiana Passerini. Giorgia con i dati recenti dello SMI e la comparazione con quanto emerso dalla Ricerca Valut-Azione; la risorsa e le criticità della multidisciplinarietà di cui ci ha raccontato Maurizio e il pericolo di normative sempre più stringenti che possono mettere a rischio la sopravvivenza di un sistema che tiene le persone davvero in principale considerazione; Jessica e la sedia per un po’ di pausa, prima immagine ancora vivissima nella mente, Sara e la paura di non riuscire ad adattare il sistema di controllo a esigenze di servizio “attenuate” per lasciare spazio alla sperimentazione di un’autentica autonomia; Cristiana e le azioni di prevenzione giovanile promosse in un approccio di alleanza educativa del progetto TAG, Teens are growing, su Piacenza dal 2021 mirate a tentativi di interventi precoci in una popolazione nella quale l’età dei consumi di sostanze si sta abbassando costantemente, e dell’importanza che ha la costituzione del “gruppo”, del suo valore intrinseco di possibile stimolo e al contempo fattore protettivo nei comportamenti di rischio.
Storie dal territorio, consumi invisibili e nuovi modelli di intervento
Dopo la colorata pausa caffè nel foyer dell’Auditorium, con la possibilità di visitare i livelli inferiori del Complesso architettonico, la ripresa dei lavori, la relazione di Lucia Catino, della Fondazione La Ricerca, storico Ente di Piacenza nei servizi rivolti alle dipendenze con cui collaboriamo nei progetti di Educativa di Strada: le storie del boschetto di Rogoredo per Alice e le nottate insonni dentro il web di Luigi, 2 esperienze raccolte direttamente, e le rappresentazioni delle fragilità e delle potenzialità che dal loro Osservatorio riescono a valutare nelle dinamiche di adolescenti, giovani adulti e contesti famigliari, hanno concluso, con la precedente relazione di Cristiana, un ritratto ampio dei progetti sulle popolazioni di giovani e loro contesti di crescita. La Direttora del SerDP Elena Uber che a partire dal titolo affidatole ha ridefinito la cornice di significato ai contenuti e alle esperienze delle persone, la cui storia va sempre ascoltata. Ha parlato dei contesti di cura orientati alla “bonifica” farmacologico-sostitutiva dei consumi illegali, e ha ricondiviso il concetto già evidenziato nella mattinata di come le sostanze rappresentino strategie di adattamento alla realtà, specie se di particolare sofferenza esistenziale o fragilità relazionale. Uber ha proseguito la relazione con sottolineature di modelli di consumo normati come l’uso di psicofarmaci, il fumo svap, accettato negli ambienti al chiuso, la ketamina, che aiuta i giovani a reggere la pressione scolastica, l’uso dell’alcool a fasce di età che si abbassa, che vede le giovani donne nei consumi alcoolici superare i coetanei, lo sciroppo antidolorifico preso sul divano in casa, con i famigliari nell’altra stanza. Esiste quindi un mondo che vive lo “sballo” controllato. I fine settimana programmati con uso e consumo anche di cocaina, le pause dalla vita frenetica grazie all’uso di eroina; un consumo gestito, canalizzato, reso invisibile, che non ha più nulla a che fare con la ribellione. La sessione del programma continua con l relazione di Mariapia Marconi, dell’UIEPE di Reggio Emilia, Parma e Piacenza, e i “cammini” sull’Appennino Tosco-Emiliano, dentro programmi di esecuzione penale interna: seconda immagine di significato “terapeutico”, con la sedia, che mi è impressa nella memoria. L’ultima relazione iniziare con grande ritardo sul programma, ed è Valeria Gaspari, dell’Ambulatorio delle Malattie Sessualmente Trasmesse del Policlinico di Bologna, che ci introduce al mondo delle dipendenze da sostanze e delle malattie trasmesse sessualmente nei contesti Chemsex, delle implicanze di tipo affettivo, psichiatrico, fisico, sociale che frequentemente affliggono i giovani maschi che fanno sesso con altri maschi. Il Chemsex è oggi una pratica diffusa nelle città italiane, si è sviluppato a partire da Londra, è molto studiato specialmente in Spagna, ha tipologie specifiche di droghe di consumo, di comportamenti di assunzione, di aspetti legati alla trasmissione delle malattie trasmissibili sessualmente. Interessanti le osservazioni relative alle definizioni di orientamento sessuale e di genere, laddove ampliano lo sguardo a comportamenti e pratiche sessuali, saltuarie o occasionali, definite di tipo omosessuale nella popolazione maschile che si definisce eterosessuale, o che conducono all’estensione del “fenomeno” Chemsex al genere femminile.
Riduzione del rischio, accoglienza delle fragilità e la testimonianza di Alessandro
L’ultimo giro di relatori si allunga sulle conclusioni che saranno sommate da Leopoldo Grosso: Luca Censi, dell’Associazione Papa Giovanni XXIII° di Reggio Emilia, ci ha raccontato le azioni di riduzione del danno con consumatori non integrati, quelli con un alto marcatore di assenza di relazioni sociali. Ha parlato di modelli di consumo, di come le reti riescono a portare regolazione dentro quei contesti del consumo, e il superamento del paradigma della RDD come insieme di pratiche e invece di RDD come strategia. Interessante il trigg sui modelli che definiscono le pratiche di dipendenza, come ad esempio il tema dell’orizzonte astinenziale deriva dalla definizione di dipendenza come malattia cronica recidivante: attenzione a dire prima facciamo e poi vediamo cosa accade, perché creiamo noi modelli patologizzanti. E poi gli stimoli del movimento del pendolo tra astensione e discontrollo dei consumi, che ha nella posizione centrale, la condizione migliore, quella del controllo, ma che alcune situazioni impreviste possono spingere fuori traiettoria, oltre i due limiti dell’oscillazione; della dislocazione sociale che anche alcuni servizi rischiano di perpetrare. E tanti, tanti altri importanti stimoli. Terza immagine che è rimasta nella memoria è quella del pioniere nelle terre dei nativi americani, che ricorda il lavoro delle operatrici e degli operatori sociali, alla ricerca di nuovi mondi da scoprire e da conoscere. Prende parola Egle Demaria, che ringrazia Famiglia Nuova per la possibilità di presentare le attività di Fermata d’Autobus, rivolte a donne con problemi di dipendenza, di fragilità psichica o con diagnosi di malattia mentale, vittime di violenze e abusi. Il programma che si avvia al termine subisce un cambio dovuto al grande ritardo ed è il momento di Alessandro Arisio, attualmente in Comunità Gandina, dei suoi racconti delle esperienze di consumo, dei suoi sogni di rivoluzionare il mondo, poi i lunghi anni che hanno segnato e cambiato i consumi delle droghe, i contesti che hanno perso il senso della condivisione delle esperienze di viaggio interiore. Una narrazione ovviamente autentica quella di Alessandro, con l’orgoglio e la dignità di un’identità che, ci racconta, gli va bene, che è costruita anche su quei suoi lunghi anni di consumo ricchi di aneddoti e di esperienze. È l’ultima relazione a prendere parola con l’esposizione di dati relativi ai consumi socialmente integrati e riduzione del danno, sapientemente presentata anche con slide efficaci da Raimondo Maria Pavarin, con focalizzazioni sui consumi di marijuana e crack.
Consumo vs dipendenza e il coraggio di osare: le conclusioni di Leopoldo Grosso
E le agognate conclusioni di Leopoldo Grosso, Presidente Onorario del Gruppo Abele e formatore di organizzazioni delle professioni di cura e Consulente di tavoli ministeriali, finalmente si possono ascoltare alle 13,30 passate, con l’Auditorium oramai svuotato da un programma troppo ricco per essere interrotto o accelerato. La prima questione che ribadisce subito è: la netta distinzione, sentita durante tutto il programma del convegno, tra consumo e dipendenza. La riduzione dei rischi per chi è integrato e consuma droghe e chi invece è la persona che sviluppa problemi di dipendenza con sviluppi di patologia. Sembrano essere predittivi di dipendenze da sostanze con risvolti di rilievo clinico il consumo in età precoce e chi le usa quasi tutte. Leopoldo racconta bene il posizionamento che occupiamo tra le fasi di inizio dei comportamenti di consumo e gli interventi che nascono alle richieste di aiuto da parte delle persone, nel percorso da quell’insieme più grande costituito dai consumatori senza problematizzazione di dipendenza e il più piccolo insieme di chi patologizza. Ci ricorda che lavoriamo costantemente per azioni e interventi di prevenzione di incidenti critici di tipo sanitario, giudiziario o relazionale, per evitare quanto possibile il passaggio dal grande al più piccolo ma più complesso dei due insiemi, ecco l’importanza del lavoro di strada, la necessità del suo potenziamento, come prima indicazione forte della giornata. Ha parlato di contatti, che possono diventare agganci, solo su questo tema ci dice Leopoldo sarebbe possibile costruire una giornata intera di approfondimento, e poi si costruisce con altrettanta fatica un’alleanza di lavoro. Continua ricordando l’importanza delle risposte del sociale che sta diventando bisogno preminente per mancanza di relazioni, bisogno di supporto esistenziale, come emerso dalla presentazione di Luca Censi. E la costruzione di opportunità, dopo aver costruito legami che sappiano abbinare possibilità reali a elementi di forza che sono individuali, di quella persona. Grosso ha ricordato l’importanza del contatto telefonico, dopo il tempo dei progetti, perché ricevere una chiamata significa contare per qualcuno, e come è risultato dalla Ricerca l’efficacia del contatto umano è scientificamente insindacabile. Ha ricordato l’adattamento di alcuni servizi a diventare quello spazio sedia, quel tempo tregua di cui hanno parlato anche altre relatrici, quegli spazi appartamento dedicati a fasi che rappresentano tappe nei percorsi di vita. Tappe anche importanti, qualche volta risolutive, di successo. Infine, riprendendo le ancore lanciate da Cippitelli all’inizio, ripete l’importanza delle evidenze scientifiche, dei diritti umani, dell’integrazione multidisciplinare su cui si è detto molto, e dell’interazione e collaborazione tra servizi, la rilevanza che ha la centralità della relazione di cura. E di come la centralità della relazione di cura parta dalla buona manutenzione dell’equipe di lavoro, per riuscire a creare un buon clima all’interno del quale dare risposte condivise alle domande dell’utenza. Perché si senta accolta, valorizzata e non giudicata: un lavoro simile lo può fare soltanto un’equipe di lavoro che sta bene. E ancora l’importanza del coinvolgimento della cittadinanza attiva, per capovolgere stigma e contaminare facendo conoscere le storie delle persone. Per concludere richiama i tre verbi emersi che sono: lavorare insieme, inventare e osare. Citando Leopoldo direttamente “Osare inventare sempre cose nuove, e osare criticare la retorica di oggi sulle dipendenze”.
Bruno





















