Raccolgo il testimone che Bruno mi ha passato, con lo spaventato entusiasmo di chi teme di far male pur volendo fare bene. Mi viene chiesto di raccontare la seconda parte dell’incontro “Costituzione e pratiche di Resistenza nei luoghi che accolgono”. Dopo la gentilezza con la quale la prof.ssa Valastro ha parlato della nostra Costituzione, non è facile cambiare registro e preparare il cuore ad argomenti certamente più tecnici e complessi che parlano di un futuro più incerto e meno sicuro nel contesto delle migrazioni dal mondo.
Difatti, con l’introduzione del nuovo Patto Europeo sulla migrazione e l’asilo, saranno molti i cambiamenti con i quali l’attuale sistema di accoglienza dovrà confrontarsi, ma prima di poterne comprendere la portata, Riccardo Strappaghetti, responsabile area legale CAS di Arcisolidarietà, ci ha parlato dell’articolo 10 della nostra Costituzione.
“Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.”
I padri e le madri costituenti erano ben consapevoli di cosa volesse significare essere “perseguitati politici” dopo aver vissuto il ventennio fascista ed è per questo che, l’inserimento già dal 1946 del diritto di asilo nella prima stesura del testo costituzionale, acquisisce un valore reale, anzi fondamentale. Non a caso
l’asilo politico venne previsto all’interno dei primi dieci articoli della nostra Costituzione, non come una nota a piè pagina, non come qualcosa di superfluo o accessorio, ma con un vero e proprio principio inviolabile che occupa il cuore del nostro testo costituzionale. Ogni nobile intenzione, anche quando questa è un diritto, a maggior ragione aggiungerei, ha la necessità di trovare spazio nella realtà per poter dire di esistere davvero. A rendere tangibile e concreto questo diritto, sottolinea Strappaghetti, è il sistema di accoglienza che ne garantisce l’applicabilità, che permette di dare forma sostanziale a qualcosa che
altrimenti rimarrebbe inespresso su carta. È dunque nell’accoglienza che il diritto d’asilo trova gli spazi attraverso i quali quelle garanzie costituzionali possono essere tutelate . Gli spazi dell’accoglienza, mi permetto di dire, non sono di certo quelli che si definiscono ed esauriscono all’interno dei perimetri dei grandi CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria), non sono quelli delle Prefetture o delle Questure, ma sono gli stessi spazi abitati da ogni singola persona nel quotidiano, sono in un supermercato piuttosto che in ufficio postale, sono nella sala di attesa di un medico piuttosto che nelle pensiline degli autobus.
L’accoglienza, per poter meritare questo nome, si trova nella vita che si condivide con gli altri, è nel le relazioni brevi che si costruiscono con un singolo “buongiorno” e che permettono alla persona di essere vista. È uno spazio comune, non è solo a carico degli enti che gestiscono progetti che si occupano di persone richiedenti asilo o rifugiati, ma è onere e onore di tutti e tutte, o almeno di quella parte di “popolo” che ha il privilegio di poter essere chiamato cittadino e cittadina in quanto avente cittadinanza italiana. È la nostra stessa Costituzione a ricordarcelo saggiamente custodendo nel suo articolo 2 parole come “la Repubblica (…) richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. La solidarietà non è qui solo un invito, ma un’obbedienza, un’osservanza da rispe ttare e soddisfare ed è incredibile come nel concreto la legislazione si stia muovendo in senso contrario, come un figlio adolescente che non ascolta i consigli di un genitore: si ascolta la Costituzione o l’ennesimo Decreto Sicurezza?
L’avvocata Giulia Pacchiarotti, specializzata in diritto dell’immigrazione, protezione internazionale e diritti umani, ha ripercorso come i vari decreti sicurezza, dal Decreto Minniti nel 2017 al Decreto Cutro nel 2023, abbiano schizofrenicamente definito e ridefinito, trattato e ritrattato, costruito e decostruito il diritto di asilo in una logica che non segue più alcuna logica e che negli anni ha colpito i protagonisti e le protagoniste di quell’accoglienza solidaristica di cui abbiamo parlato. Basti pensare che con il Decreto Cutro si è andati a introdurre una protezione speciale che, ancora oggi, non permette di convertire il permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Per semplificare una materia complessa e macchinosa si può sintetizzare dicendo che è stata creata una protezione che permette di accedere a un permesso di soggiorno che dopo due anni non potrà essere convertito per motivi lavorativi, senza di fatto pensare che durante questo periodo di tempo le persone si sono integrate, possono contare su un contratto di lavoro, magari su una casa. Cosa succede dunque a questo punto se quello stesso permesso non è convertibile? Semplicemente nulla, andando di fatto a legittimare una norma che rischia di creare essa stessa clandestinità.
È la stessa terminologia utilizzata che non permette di costruire un sistema solidaristico efficace: la parola “sicurezza”, che connota i vari decreti a cui si è fatto riferimento, mette un cittadino nella condizione di doversi difendere. L’acronimo C.A.S., Centro di Accoglienza Straordinaria, indica i progetti di accoglienza prefettizia, dove la parola “straordinaria” rimanda a uno scenario emergenziale, quando al contrario, come ci dice Anna Caffio referente dell’area Minori Stranieri non Accompagnati per Arcisolidarietà, i CAS sono progetti consolidati da ormai oltre dieci anni. La stessa parola “progetto” che accompagna il modo con cui chiamiamo i CAS e i SAI, le due principali realtà di accoglienza nel contesto italiano, non descrive bene la realtà: il “progetto” rimanda a una serie di intenti di cui ancora non si conoscono i risultati, i CAS e i SAI sono veri e propri servizi strutturati e consolidati i cui risultati non solo sono noti, ma studiati anche dagli altri Stati membri. L’impegno di associazioni come Arcisolidarietà, dice la stessa Caffio, è anche quello di cercare di equiparare la qualità dei due servizi, pur avendo i CAS un capitolato davvero molto più esiguo dal quale attingere, sempre con l’obiettivo di non creare disuguaglianze e di fare in modo che quell’accoglienza porti con sé il rispetto della dignità umana.
Il seminario si è concluso con l’intervento dell’avvocato Francesco Di Pietro, delegato nazionale di ASGI per l’Umbria, il quale ha cercato di descrivere il futuro incerto del diritto d’asilo alla luce degli importanti stravolgimenti del nuovo Patto Europeo. Questo porterà a un complesso sistema composto da nove nuovi Regolamenti, che non avranno bisogno di essere recepiti dagli Stati membri, entrando direttamente in vigore, e una Direttiva che per sua natura dovrà essere normata dalla nostra legislazione. Come inaugurato dalla lunga serie di decreti sicurezza, anche a livello europeo il nuovo patto sembra disegnare un cappio intorno al collo del diritto di asilo, andandolo a minare sin dalle sue fondamenta con requisiti per potervi accedere sempre più stringenti. Quelle frontiere che possono essere viste nell’ottica di chi chiede di poter essere accolto, vengono al contrario marcate come luoghi di respingimento dando valore a quella stessa idea di difesa e sicurezza. Per ora non vi può essere certezza su come il nuovo patto europeo andrà a ridisegnare il diritto d’asilo, si dovrà aspettare la sua entrata in vigore nel mese di giugno per comprendere la concretezza della sua portata e come e quanto nella praticità andrà a incidere nell’attuale sistema di accoglienza italiano. Le future procedure di frontiera che verranno applicate non sono in linea con il diritto di asilo costituzionale e questo sembra essere un ulteriore attacco alla nostra Carta costituzionale. La certezza, per ora, è che la nostra Costituzione ci ha dimostrato di essere salda e sarà necessario vedere se il nuovo patto europeo resisterà dinnanzi alla Corte di Giustizia prima di comprendere l’effettiva portata del cambiamento. L’Assemblea Costituente conferisce al diritto d’asilo un valore prezioso, lasciatoci come importante eredità in un testo costituzionale che ancora oggi Resiste. Non tutti i beni preziosi brillano però all’occhio umano, molto spesso al contrario non vengono compresi ed è per questo che oggi ci ritroviamo a dover resistere affinché la ricchezza di tale valore possa essere tutelata.
Alessio Anelli






















