Convegno Costituzione, Democrazia, Antifascismi
Quest’anno ho celebrato il 25 aprile un giorno prima. Grazie all’invito di Barbara Pilati ieri, venerdì 24 aprile, sono andato a Perugia, di buon mattino. Come spesso succede, carico di ideologie come sono, mi capita di non guardare il programma di un evento a cui “decido” di partecipare. Mi autoappunto, mentalmente, la data e il luogo dello spettacolo o convegno o tavolo a cui “sento” di dover essere (riesco sempre meno a non sovrapporre altro perché mi ostino a registrare tutto a mente) partecipo e riaccade che mi entusiasmo ancora tanto. Di imparare, molto in poco tempo. Perché poi ho sovrapposto, e non ho partecipato alla seconda parte dal titolo Diritto costituzionale all’Asilo e Rifugiati sul territorio: il quadro attuale e gli scenari futuri.
Arrivato in tempo, ascolto l’introduzione di Barbara, puntuale, a braccio, appassionata come sempre, alla matinée dal titolo Costituzione e pratiche di resistenza nei luoghi che accolgono. E dopo i saluti dell’Assessora del Comune di Perugia, Costanza Spera, abbimo ascoltato la lezione speciale della prof Alessandra Valastro, di Scienze Politiche UNIPG, a cui era affidato il titolo Costituzione, Democrazia, Antifascismi. Formidabile.
E sì: è stata bravissima, e il fragoroso e prolungato applauso al termine ne è testimonianza. La professoressa costituzionalista, partita in sordina, già fremevo perché volevo sentire un’arringa alla rivoluzione, mi ha spiazzato completamente. Ha ricordato, con tono pacato e sobrio la finezza dei e delle parlamentari Costituenti; ha citato gli articoli della Costituzione, uno più importante e lungimirante e di grande respiro dell’altro; ha inanellato una sottolineatura meravigliosa di come gli aggettivi usati accanto ai sostantivi che la articolano, indichino quell’intenzionalità democratica che da 81 anni vige ancora in Italia. Oltre i Diritti (inviolabili, è l’aggettivo collegato), la Sovranità (popolare, l’aggettivo che le corrisponde, non di chi vota, ma di tutto un popolo), la Solidarietà (politica, economica e sociale, terzetto strepitoso che indica senza incertezze come deve essere l’interesse e la presa in carico degli Altri e delle Altre che sono in esigenze di bisogno e di aiuto), Uguaglianza (formale e sostanziale, perché senza uno dei due aggettivi non sarebbe tale né valida). E poi altri riferimenti circostanziati che citano l’Autonomia, la Libertà, la Pace e soprattutto il richiamo dell’articolo 1 che fa del Lavoro il sostantivo di riferimento della Costituzione, la vera star. Più della Dignità (sociale, perché è garantita a tutti i cittadini senza distinzione) che, come ha dichiarato una sua studentessa universitaria, dovrebbe essere in cima di posizione, più in alto e prima del Lavoro. E subito la voce interiore che mi assale, invincibile talvolta, è d’accordo con la studentessa, mi mormora che no, il lavoro è ormai una schiavitù al mercato, che è forzato e obbligatorio, spesso per sopravvivere appena, per trovarsi senza tutele e protezioni quando accade il bisogno di doverle esigere. E tutti quei morti sul lavoro, e quelle situazioni di sfruttamento, e quelle persone disoccupate, improvvisamente, da un sms. Eppure è come è stato scritto: il lavoro, nel suo valore sociale, come strumento di emancipazione e cittadinanza. L’articolo 1 della Costituzione infatti mira a promuovere la giustizia sociale, riconoscendo il lavoro come centrale per il progresso personale e collettivo.
Chi ha redatto la Costituzione italiana sapeva, ha proseguito Valastro. Sapeva cosa può accadere: la nostra Costituzione è stata promulgata dopo la fine della seconda guerra mondiale: quel contesto, abbastanza unico nel genere, ha selezionato e scelto, con l’attenzione più profonda, quali parole chiare e forti utilizzare, e sottoscrivere, per cementare quello che sarebbe stato.
E penso: l’avranno voluta così ampia e di intenti migliori anche per prevenire il più possibile le derive autoritaristiche che solo vogliono irregimentare? Per molto tempo la Carta è stata inattaccabile: molti, anche dopo l’ultimo Referendum, la ritengono superata o da superarsi. La sua rilevanza, copiata da altri nel mondo, ho capito essere anche nell’aver sancito per il bene comune, non per l’utilità di una parte o delle altre; è sancito che anche quando si vince la tornata elettiva si deve governare per tutto il popolo italiano, non solo per quella parte che si è espressa nel voto vincente, frequentemente nemmeno maggioritaria. E che la forza è data non dall’arroganza del singolo, né dalla tirannide voluta dalla Presidente del Consiglio di turno e dai suoi rappresentanti e rappresentati, ma dalla costituzionalità o incostituzionalità di una legge, quindi dal conoscere la Costituzione. Argomento attualissimo.
È stato bello festeggiare la Festa di Liberazione a proposito di Costituzione. Ho capito quanto non ne so. Ne prenderò una copia, per averla sul comodino, a portata di lettura assorta. E mi piacerebbe molto poterla sentire commentata ancora dalla egregia prof, che lo ha fatto così vivamente da rendermela così attraente.
Buon 25 Aprile a tutta Famiglia Nuova
Bruno






















