Mauro Ferri per “Good Morning Piacenza“, 10 Agosto 2025.
“Parliamo spesso coi ragazzi dei fatti di cronaca, anche quelli violenti, che accadono a Piacenza e quello che percepiscono è una grande incertezza del futuro. Perché avvertono la paura nel mondo adulto che li circonda. Tanti di loro sono dentro alla logica del ‘vivo alla giornata‘: e se da una parte questo atteggiamento è tipico dell’adolescenza, non può diventare una situazione cronica“.
Apparentemente quello che fa Tommaso Corvi somiglia al lavoro di un cronista alla ricerca di notizie sul campo (di quelli della vecchia scuola che non ci sono più). Si consuma le suole in strada, incontra persone, attacca bottone cercando la fiducia dei suoi interlocutori, frequenta le piazze e le strade dove si aggregano i giovani. Poi cambia quartiere, se intercetta qualche bisogno ancora inespresso o se occorre seguire una “traccia”. Non parla mai troppo, piuttosto ascolta. Ascolta e ancora ascolta. Intesse relazioni, le consolida giorno dopo giorno, occupa spazi, quelli lasciati vuoti dagli adulti.
Tommaso Corvi, insieme al collega Emilio Asti, fa l’educatore di strada. Rappresentano un altro pezzo delle attività messe in campo negli ultimi anni dalle istituzioni locali per avvicinare il mondo giovanile, prevenire il disagio, provare a comprendere e leggere i bisogni prima che diventino problemi. Accanto al progetto “Vega” del Comune di Piacenza, di cui abbiamo già parlato, l’educativa di strada a Piacenza viene promossa anche dall’azienda sanitaria ed in particolare dal Serdp (il servizio dipendenze patologiche, ex Sert): il nome di questo progetto è “Tag”, gestito in tandem da “La Ricerca” e dalla coop sociale di Lodi “Famiglia Nuova”. “Si chiama Tag perchè è l’acronimo Teens are growing – spiega la coordinatrice del progetto Cristiana Passerini – una sigla che si richiama alla strada e all’arte dei graffitari, quella di quest’anno è la terza edizione di Tag, la 3.0″. Tag è anche un termine afferente al mondo dei social, è l’etichetta, la parola chiave che lega, connette le news e i post tra di loro.
“Tag è educativa di strada allo stato puro – precisa Passerini – e Famiglia Nuova è operativa dalla metà del 2020 dentro questo progetto. Noi siamo una cooperativa sociale di Lodi, legata al mondo della riabilitazione delle tossicodipendenze, che nel corso degli anni ha sviluppato altre attività, un’area minori con i servizi legati alla prevenzione del disagio soprattutto, a bassa soglia, e poi abbiamo un rapporto di lungo corso con il territorio di Piacenza, dove gestiamo da molti anni una comunità per tossicodipendenti ad Arcello di Pianello. Il nostro profilo è per molti versi affine a quello de La Ricerca, per questo fin dall’inizio abbiamo collaborato”.
L’approccio degli educatori di Tag è peculiare: “Operiamo in maniera inversa rispetto ad altre azioni di strada, – viene spiegato – andiamo noi dove sono i ragazzi, senza per forza creare il pretesto dell’incontro. Si inizia a parlare con loro e dedichiamo tanto tempo alla chiacchiera e all’informalità, attacchiamo bottone, tutto può essere utile per entrare a contatto con le persone, la modalità più funzionale è cercare di stare coi ragazzi nei loro luoghi di aggregazione, fondamentale è stabilire un rapporto di fiducia reciproca”.
Gli educatori di Tag hanno una propria “mappa” in testa, con luoghi di ritrovo consolidati a cui si aggiungono di volta in volta spazi urbani nuovi. “Ci muoviamo un po’ in tutta la città – spiega Tommaso – nelle zone di via Negri e Facsal siamo spesso in collaborazione con gli Educatori di Strada, ma ci spostiamo anche nei giardini di Nostra Signora di Lourdes, tra la Lupa e la stazione, e ancora alla Besurica, in via Ottolenghi, il parco della Baia del Re. Può mutare il luogo ma non l’atteggiamento, siamo noi ad andare incontro a loro”.
I luoghi di ritrovo informali dei ragazzi sono le panchine nei parchi, le fermate dei bus, i marciapiedi. Tommaso ed Emilio si qualificano subito perchè si gioca solo a carte scoperte: da qui inizia la relazione, sia con il gruppo che con i singoli, per capire i bisogni che spesso sono sommersi. “Il nostro target preferenziale sono i giovani – puntualizza Tommaso – tra i 14 e i 25 anni, ma assai di frequente capita di pescare in un bacino molto più esteso, incrociando ragazzi più piccoli o anche più grandi di questa fascia”.
E come sono percepiti gli educatori? “Una sorta di cuscinetto, noi stiamo in mezzo. Tra i ragazzi e un mondo adulto che spesso ignora o non sa dialogare con loro. In questo senso il nostro ruolo di educatori di strada conta fino a un certo punto, l’importante per tanti dei giovani che incontriamo è trovare un adulto che li ascolti”. “Il nostro obiettivo non è tanto quello di intercettare il disagio – continua Tommaso – ma anche il semplice bisogno, noi siamo un’opportunità e un’occasione che è purtroppo rara per un giovane: quella di trovare attenzione”.
“Proprio perché possiamo muoverci con grande libertà – aggiunge – ci concentriamo sui ragazzi più esterni alle reti di aggregazione, sui gruppi più marginali. La parte dell’aggancio è la più difficile, ma quando si genera un legame tanti ragazzi sono contenti di rivederci. Gli incontri eseguiti in questi mesi riguardano circa 120 circa giovani, con circa 60 di questi abbiamo instaurato una relazione. Un campione rilevante, che può dare una visione complessiva del mondo giovanile in città, offrendo un quadro un po’ aderente alla realtà rispetto a certe semplificazioni”.
Naturalmente tra i focus del progetto Tag c’è anche il consumo delle sostanze, dell’alcol e l’uso di stupefacenti. “La fatica della crescita di molti dei giovani incontrati – fanno notare – può prendere forme differenti. Talvolta manifestarsi in comportamenti a rischio che fanno scricchiolare la coerenza: il consumo di sostanze e la conseguente dipendenza allora è solo uno dei problemi che possono emergere. Ma non tutti i ragazzi riportano le stesse fragilità. Noi siamo convinti che i percorsi di senso per dare una prospettiva di crescita a questi ragazzi debbano partire direttamente da loro, dalle loro esperienze, per questo è così importante lasciarli raccontare”.
Il progetto Tag ha avuto anche un’appendice estiva all’interno di un contenitore decisamente ludico e ricreativo come i Venerdì Piacentini che si sono conclusi a luglio. Con tre serate in piazzetta Plebiscito e sul Facsal, a base di musica e divertimento volutamente accostati alla sensibilizzazione, che hanno avuto una valenza soprattutto informativa e di visibilità. Sono stati distribuiti volantini sull’abuso di sostanze e ogni giovane ha avuto la possibilità di farsi l’alcoltest e di provare degli occhiali speciali distorcenti, per simulare la percezione visiva e le sue alterazioni in stato di ebrezza. “Sono state serate utili – fa notare Tommaso – che ci hanno fornito indicazioni importanti anche per il futuro e sul lavoro da fare. I giovani sono assai più informati di quello che pensiamo, quello che manca a loro spesso è la consapevolezza dei rischi”.






















