Sono già partiti per la settimana di Sport e Comunità, a Misano Adriatico.
Quasi al gran completo anche quest’anno, sono presenti anche le Comunità di Famiglia Nuova: gli ospiti dei vari progetti, alcuni con famiglie al seguito, operatrici e operatori e responsabili delle strutture, sempre appassionate e appassionati nell’impegno straordinario che profondono; super presenti Carla e Massimo, referenti per la Cooperativa nell’organizzare l’annuale manifestazione, che stanno lavorando da mesi perché tutto possa funzionare al meglio, logistica compresa. Ci saranno anche il direttore generale e la presidente, a testimonianza di quanto questa occasione sia ritenuta da anni preziosa perché “regala” un tempo nuovo alla “consuetudine” comunitaria, e favorisce uno stare insieme di ampio respiro.
Dell’utilità dell’evento abbiamo già scritto in passato, ma trovo oggi interesse nel percepire come questa attività sia davvero calata nella vita reale.
Il luogo dove si svolge Sport e Comunità è più o meno quello di sempre, i campi di gara, pur variando, se non sono i medesimi degli anni precedenti sono più o meno uguali, per le caratteristiche tecniche necessarie per la regolarità.
Ma le persone che vi partecipano, cambiano: tutte le “categorie” menzionate e si succedono tra nuove e qualche storica rappresentanza, in particolar modo è così per l’utenza. Se il sistema organizzativo è quello che conosciamo da anni, e alcune presenze sono inconfondibili e incancellabili, la gran parte dei partecipanti muta. Cambia perché con il tempo che passa finiscono e si concludono i progetti di ri-abilitazione; nuove persone entrano nelle varie ospitalità delle cooperative e associazioni, nuove persone partecipano a Sport e Comunità. Ogni anno alcuni volti sono familiari, molte volte i visi sono sconosciuti. Se per le operatrici e gli operatori e per chi coordina le strutture possono esserci turnazioni di presenza a tutta la settimana o solo parzialmente, magari perché nel frattempo altri sono rimasti in Comunità, per gli ospiti partecipanti c’è una turnazione dovuta proprio al tempo che passa, legata alla conclusione di alcuni passaggi importanti della vita: come lo può essere provare ad affrontare la cura dalle dipendenze da sostanze. Sport e Comunità non è infatti solo un evento sportivo, è un momento terapeutico importante, che potrà anche fruttificare nel tempo, con gli inevitabili incidenti di maturazione: proprio come accade nello scorrimento della vita nel mondo che viviamo. Qualcuno ce la fa meglio di altre e di altri, altre e altri non riescono a fare nello stesso modo di quelle e di quelli, ma ce la mettono e ce la faranno a loro modo, in qualche modo; ad altre e ad altri sappiamo potrà non andare bene. È vita vera e forte, comunque, quella spesa in questa settimana. Si gareggia per vincere, si gioca per imparare a perdere, si è premiati come primo classificato e contemporaneamente si ricevono applausi per essere stato l’ultimo della competizione. Una volta vince più una comunità a volte più un’altra, in uno scorrere del tempo cronometrato e molto controllato nelle discipline agonistiche, ma anche in un procedere lento, perché Sport e Comunità è dentro l’ormai famosa “comunanza” (cit. Maurizio Mattioni Marchetti). Se il direttore generale Gian Franco Dendena è una presenza storica, una volta invece c’era una presidente, Mariarosa, poi c’è stato per qualche anno il nostro presidente, Michele, e adesso, in realtà in carica ad interim da tempo, Elisabetta Locatelli, tenacemente impegnata con l’Ufficio innovazione e sviluppo e la fundraiser a cercare supporto e sostegni economici per garantire che l’appuntamento si ripeta appunto ogni anno.
Ecco la vita: qualcuno arriva altri restano altri vanno.
A cambiare in modo più significativo sono le presenze più protagoniste, le loro storie biografiche, i loro cuori e le loro teste, i loro corpi immersi in una tensione continua per farcela. Un farcela anche non imparando a perdere o non riuscendo a vincere perchè, comunque andrà, sarà tesoro di esperienza, di sentimenti vissuti, di relazioni intrecciate. Insomma un tempo di palestra e di campo sportivo dove le pratiche e gli ostacoli della corsa della vita potranno essere gestiti, anche quando sembreranno impossibili, anche quando richiederanno l’ultimo sforzo e scatto finale. E potranno essere raggiunti, talora superati.
E questo vale anche per le persone accompagnatrici: al ritorno da Sport e Comunità la sensazione di aver partecipato all’evento di sempre, ogni volta irripetibile in modo esclusivo, è bella, è piena e ricca di stimoli vivacissimi. Riempie di senso, e dura nel tempo.
Così allora: stessa spiaggia, stesso mare, ma incontri di persone diverse, necessariamente diverse dalle precedenti, ogni volta. Significa quel possono avercela fatta.
Un pensiero e un augurio propizio a chi non è presente perché ha terminato il suo progetto in Comunità o in un altro centro.
Un pensiero dedicato, forte anche a chi, magari solo per la volta scorsa, non ce l’ha fatta.
Un ringraziamento speciale a Fondazione Banca Popolare di Lodi e BCC di Lodi per il prezioso contributo e il supporto alla realizzazione di questa iniziativa.
Buon Sport e Comunità a tutte e a tutti,
grazie Famiglia Nuova per questa ennesima possibilità di partecipazione.
Bruno





















