Oggi è la Giornata Internazionale per la Lotta contro le droghe istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1987, a conclusione della Conferenza Internazionale sull’uso e sul traffico illecito di droga. Fuori una Roma splendida e rovente, dentro, nell’incanto della Sala dei Corazzieri, al Palazzo del Quirinale, l’incontro del Presidente Mattarella con le Organizzazioni quotidianamente impegnate nei servizi per le dipendenze. Un mondo grande e silenzioso, di operatori e operatrici emozionati per l’onore di incontrare il Presidente, in una cornice istituzionale e formale speciale. Tra nodi della cravatta che i pochi esperti hanno fatto ai colleghi prima di entrare, nella poca dimestichezza con gli abiti eleganti e le formalità, seguite con rigoroso rispetto per il luogo denso di significato e l’occasione carica di aspettative, abbiamo partecipato all’evento che ci ha descritti “un’eroica schiera impegnata ogni giorno nei servizi pubblici, nelle comunità terapeutiche, nelle società scientifiche. Donne e uomini instancabili, che talora mettono in pericolo la propria stessa incolumità per assicurare fino in fondo a chi è caduto nelle dipendenze, il percorso di recupero più adeguato”. Una definizione che, forse pensata per restituire l’apprezzamento di un lavoro che richiede impegno e dedizione, rischia tuttavia di rimarcare maldestramente il confine tra un “noi” ed un “loro” per affermare poco dopo che la dipendenza è un fenomeno che riguarda la comunità tutta perché specchio della società e delle sue fragilità, anche generazionali.
Io e Alessandra c’eravamo, in nome e per conto di Famiglia Nuova, di tutte le operatrici e gli operatori che ogni giorno lavorano per accogliere le solitudini e le fragilità di affrontare una dipendenza per rimettere se stesso o se stessa al centro della propria vita. In nome e per conto di chi si fida e si affida a noi per un tratto tortuoso della propria vita. Emozionate, tanto, consapevoli di non essere sole ma di portare con noi storia e volti della Cooperativa, abbiamo atteso con ansia parole che non escono mai con la forza e il calore che ci infiammano, ma si sa, Famiglia Nuova è così: appassionata.
Tra le testimonianze portate da chi con la droga ci ha avuto davvero a che fare, perché ex consumatore o consumatrice, genitore o medico del Sert, abbiamo apprezzato che si sia detto che quello da curare non è il sintomo ma il dolore che esprime.
Ci portiamo a casa un po’ l’amarezza di non aver sentito chiamare per nome un Terzo Settore laico, competente e professionalizzato, convinte che ci sia molto da lavorare per fare cultura del sociale e per il sociale. Così come ci portiamo a casa la perplessità di sentir parlare di dipendenza come ‘malattia cronica del cervello’ e il timore di non riuscire a conciliare questa definizione, formulata (forse) con faciloneria di un senso comune che spesso gode di più spazio di parola rispetto a chi si mette accanto per restituire dignità e opportunità alle esistenze infragilite, dalla droga e dalle altre dipendenze, con la colpa che costituisce per chi, beato, si crede immune o irraggiungibile dal problema. Si vede che vive su Marte e che lì i vuoti esistenziali o il dolore non esistono e non hanno quindi bisogno di essere leniti. Ma noi oggi eravamo a Roma!
E non per una ricorrenza, ma perché era ed è importante esserci a rappresentare un pezzo di storia ed un fiume di persone che diversamente rimane sempre e solo ai margini.






















