Cara Consuelo,
ciao.
Con il cuore affranto scrivo questi ricordi, tratti dalla nostra esperienza comune nella Casa Alloggio I Tulipani. Tu una ragazza di Magione, io, da poco trentenne avevo avviato da poco la mia seconda vita, che da allora si è radicata in Umbria. Eravamo alle prese con l’avvio della Casa senza mansionari e con poche procedure, in turnazioni oggi impossibili da rispettare e ripetere; vi abbiamo fatto fronte con ciò che eravamo, con ciò che sapevamo fare, con altri colleghi ed altre colleghe, con la Cooperativa alle spalle è vero, ma eravamo al fronte: alcune ospiti avevano la tua età, ma non abbiamo mai avuto “paura”. Molti sono stati accompagnati ed accompagnate a morire con una cura estrema, tu una delle migliori operatrici. Mai arrabbiata con loro nonostante alcuni caratteri forzatamente provacotori, mai giudicante, hai imboccato il cibo a chi aveva perso autonomia con una tenerezza fuori dal comune, e che pazienza! Abbiamo anche riso ricordando successivamente alcuni episodi, come le urla notturne di Marco, accecato e allettato dalla malattia, che con uno “spirito” fuori dall’ordinario e dallo straordinario gridava “Lavoratore, lavoratrice, lavoratore, lavoratrice lo so che ci siete” fino a quando non andavamo nella sua stanza e ci costringeva, pena la minaccia di tornare a urlare, a passare gran parte della notte con lui. Mi ricordo i turni insieme, avevamo pratica ormai dopo un po’ di anni, filavamo lisci e uno aiutava l’altra e l’altro aiutava l’una. Mi ricordo che ogni tanto provavamo a impostare menù dietetici, grazie alla tua prima qualifica di operatrice dietista, perché le indicazioni terapeutiche rilasciate dai Reparti specialistici indicavano di ridurre lì, eliminare là, poche quantità in tutto, qualità neutra del cibo sempre da preferire perché l’olio e il sale… E poi che bello vederli mangiare i dolci che facevi tu, compiacerci per i piatti succulenti cucinati strappando un po’ le regole se l’occasione lo richiedeva, o anche se non c’era nessuna ricorrenza. Ricordo la tua carica sportiva, arrivavi ogni tanto alla guida di macchine un po’ roboanti e anche, prima tra i maschi, con un Quad super aggressivo, apparentemente poco confacente alla tua biondinitudine magionese. E le tue decorazioni di Natale, quelle pasquali, i preparativi per i festini domestici nei giorni di Carnevale, per i loro compleanni. E le serate che organizzavi anche grazie a tua sorella Ramona ci allietavano con canzoni e Karaoke e una partecipazione davvero divertente. Poi io ho fatto altro, lasciando i Tulipani e tu hai messo su famigliona. Il tuo affetto per me mi era evidente quando ci incontravamo: essere testimoni della sofferenza degli altri, offrire loro conforto con il nostro servizio, al meglio di quanto siamo capaci, lega oltre i vincoli comuni.
Grazie Consuelo, anche a nome di Famiglia Nuova, per aver dedicato un pezzo della tua vita alle persone de I Tulipani che senza commenti se non i rumori del dolore, tutte, ti ricorderanno. Grazie per avermi voluto bene l’anno scorso quando sono venuto a trovarti e quasi inginocchiato davanti a te ho pianto per un’ora, rubandoti le lacrime che tu cercavi di confortare a me; le tue sicuramente le avevi già piante. Ti ho vista commossa quando ho accennato ai tuoi figli, a tua figlia: lo strazio era enorme e abbiamo cambiato ragionamento. Non sono riuscito a tornare, non ho voluto essere in grado, ed è un cruccio, ma so che sapevi, che sai, che ti volevo bene. Come e senz’altro di più ti hanno voluto moltissime persone, in special modo le carissime colleghe e colleghi che, ho saputo, non ti hanno lasciata “sola”.
Un bacio grande
Bruno






















