Il 24 aprile 2026, presso la sede della cooperativa Famiglia Nuova a Lodi, si è tenuto il convegno conclusivo del progetto “Meet the Neet”. L’evento ha rappresentato un importante momento di restituzione territoriale per un’iniziativa durata due anni e volta a supportare i giovani e le giovani tra i 18 e i 29 anni che non studiano e non lavorano.
Il sostegno del territorio: i saluti istituzionali
La mattinata si è aperta con i saluti istituzionali, che hanno visto la partecipazione dei rappresentanti del Comune di Lodi, dell’Ufficio Scolastico Territoriale, dell’Ufficio di Piano e della Provincia di Lodi.
La presenza di queste realtà ha sottolineato l’importanza della rete territoriale nel contrastare la fragilità giovanile, un impegno che Famiglia Nuova ha portato avanti come capofila in sinergia con numerosi partner del Lodigiano, con cui ha voluto includere giovani anche senza le caratteristiche, spesso secondarie e burocratiche rispetto alle principali, descritte nei target di progetto.
I risultati del biennio: l’intervento di Claudia Tenca
Claudia Tenca, referente di Meet the Neet, ha illustrato il bilancio delle attività svolte tra il 2024 e il 2026. Finanziato dalla Fondazione Cariplo all’interno del bando NeetWork, il progetto ha informato oltre 30.000 persone sul territorio.
Tenca ha evidenziato come, su 128 incontri, siano state raggiunte 29 attivazioni concrete (tra tirocini, contratti di lavoro superiori ai 4 mesi e riprese degli studi), nonostante le grandi fragilità riscontrate. Tra i punti di forza del progetto sono stati citati i laboratori pratici, come quello di saldatura presso l’IIS Ambrosoli di Codogno, che hanno permesso ai giovani di riscoprire abilità manuali e professionali. La referente ha sottolineato come la vera chiave del successo sia stata la costruzione di “relazioni calde”, essenziali per vincere l’inattività.
Oltre l’etichetta: la riflessione della prof.ssa Orientale Caputo
L’intervento della prof.ssa Giustina Orientale Caputo, docente presso l’Università degli Studi di Napoli – Federico II, ha offerto una prospettiva sociologica profonda, invitando a guardare oltre l’acronimo NEET per riscoprire le persone celate dietro. La docente ha messo in guardia contro i rischi di questa “etichetta”, definendola una categoria che può trasformarsi in una “profezia che si auto-adempie”: descrivere una generazione come inattiva o “fuori strada” rischia di farla sentire inadeguata e colpevole della propria condizione, portandola a interiorizzare il fallimento invece di reagire.
Attraverso un’analisi tecnica, la professoressa ha evidenziato l’eterogeneità del fenomeno, criticando l’uso di un’unica categoria per giovani che in Italia vanno dai 15 ai 34 anni: gli e le adolescenti e le persone, giovani e adulte, hanno vissuti e bisogni completamente diversi che non possono essere appiattiti da una definizione statistica. Citando i dati del 2024, ha sottolineato come il tasso di NEET in Italia (15%) sia sensibilmente superiore alla media europea (11,25%) e come la maggior parte sia “inattiva” e non solo disoccupata, con un divario che colpisce duramente le giovani donne e il Sud Italia.
La prof.ssa Orientale Caputo ha poi parlato delle cosiddette “3 G” — i divari generazionali, geografici e di genere — come ostacoli strutturali che il mercato del lavoro italiano non è ancora riuscito a colmare. Ha infine esortato a superare l’idea della “linearità novecentesca” del percorso scuola-lavoro (studiare per poi lavorare “per sempre”): in un mondo segnato dalla precarietà e da continui ingressi e uscite dal mercato, i periodi di sospensione non devono essere visti come un’ombra, ma gestiti con politiche di prossimità, fiducia e ascolto, rifiutando la deriva di un’individualizzazione esasperata dove “nessuno si salva da solo”.
Verso nuovi orizzonti
La parte finale della mattinata, anziché chiudersi in modo formale, è stata dedicata a un confronto diretto tra il pubblico e la professoressa Orientale Caputo. Le numerose domande dei partecipanti hanno permesso di approfondire i temi trattati, chiedendo delucidazioni e chiarimenti sulle sfide poste dal mercato del lavoro attuale. In particolare sono emersi temi e spunti quali la relazione tra domanda e offerta nel mercato del lavoro e la nuova concezione di lavoro che c’è tra i giovani e concetto di occupazione in Italia, che si riferisce a chi nell’ultima settimana ha lavorato almeno 1 ora, anche su accordo verbale. Questi spunti saranno tenuti in considerazione da chi vorrà intrattenere buone pratiche e azioni concrete sulla fragile popolazione NEET.
Questo momento di dibattito partecipato ha generato uno scambio arricchente, trasformando le riflessioni teoriche in spunti operativi per il territorio. È emersa con forza la volontà collettiva di non terminare le attività alla fine del progetto, ma di continuare a costruire una comunità capace di innescare il futuro attraverso la solidarietà e l’equità adattate ai bisogni che si incontrano.






















