Buon compleanno Famiglia Nuova per i tuoi 45 anni, anche per la strada, ancora tanta, da percorrere.
Li sentiamo così, come se li avessimo percorsi tutti, forse capaci di percorrerne altri, ancora, dentro una spinta lanciata quel 16 marzo 1981, che non si è ancora arrestata.
Noi che siamo rimasti e noi che siamo arrivati dopo, noi che la Storia della Cooperativa l’abbiamo un po’ fatta e noi che la conosciamo per averla sentita raccontare 1, 100 o 1000 e più volte, noi a cui forse è stata raccontata come la storia di una struttura che fa questo e quello per quelli e quelle, in una cronologia di cambiamenti che, da allora, ci ha condotto qui. Noi di Famiglia Nuova di oggi, che ci prendiamo la briga di chiedere, di leggere, di sapere di noi. Per saperne di più. Vorremmo sapere chi erano e cosa volevano fare, per quanto tempo e dove, quei 19 uomini e quelle 3 donne che il 16 di marzo del 1981 costituirono la cooperativa Famiglia Nuova. Qualcosa è stato raccolto, altro è parte di un racconto orale ricchissimo di motivazioni.
Con alcune di noi, in Cooperativa da anni, oggi inseguiamo un’agognata pensionabilità. Altri di noi non eravamo nemmeno nati. Ma tutte e tutti insieme li sentiamo così questi 45: tanti perché tanto è stato fatto; non sufficienti, perché molto è rimasto da fare.
Sembra di non fare mai abbastanza, e qualche acciacco l’abbiamo sentito. Talvolta siamo pervasi di stanchezza e spesso scoraggiate vedendo e drammatizzando il mondo come sta cambiando, mentre lo viviamo, ostacoli dopo, e prima, altri intralci. Mondo difficile per noi, figuriamoci per chi è meno forte: avendo deciso di stare al loro fianco portiamo davvero un peso maggiore? È, però quel sembra, la nostra cifra: anche oggi apprendiamo e impariamo a stare quotidianamente nella terra inaridita dell’accoglienza di chi ha più bisogno, proseguendo il solco tracciato dai Fondatori, con intenti di espanderlo verso nuovi traguardi. È tutto lì, in quel sembra. Perché, invece, facciamo molto per la difesa dei diritti di chi è più vulnerabile, più delicato e fragile, più scartato, in contesti incattiviti. C’è una forza insuperabile che ci identifica, come protagonisti e protagoniste di comunità che curano, che accompagnano: una potenza eccezionale, non data dal ruolo apicale o dallo stipendio manageriale, ma trasferita dallo scegliere e riconoscere l’ardita fortuna che abbiamo di avere le mani nella pasta della vita delle persone. L’abbiamo già scritto. Riconoscerci per chi siamo costituisce e costruisce un’identità individuale, sociale, di cooperazione fortissima: trattiamo con la vita delle persone, ci occupiamo di loro; con loro e con chi per loro proviamo a modulare e superare eventi e fatti che sembrano invalicabili. Per forza a volte siamo stanchi e ci sembra di non farcela. Anche quando sembra che niente abbia più senso, anche quando le nostre importanti o banali sicurezze vacillano, in verità stiamo facendo molto, anche se i grandi successi non si realizzano immediatamente. Siamo con loro, dalla loro parte. Dobbiamo saperlo, esserne orgogliosi e fieri, per riuscire a farcela, anche noi. Abbiamo un potere straordinario che dobbiamo saper gestire, dovendo e volendo incidere, più o meno delebilmente, l’esperienza della loro vita mentre la trascorrono, in momenti anche molto difficili, affidandosi a noi. Ma che forza è? Potentissima.
Il nostro “tempo dedicato” all’utenza in Famiglia Nuova ci permette di restituirgli confidenza e fiducia e quella forza che sappiamo riconoscerci nell’identità di operatori e operatrici curanti, elaborata con sapienza e sentimento, va loro restituita rendendola una forza generatrice di cambiamento. Perché se noi crediamo che, meglio, per loro, è possibile, ci crederanno anche loro.
Facciamo altro rispetto all’incoraggiamento alla resilienza, non ci accontentiamo di raccomandare l’empowerment. Abbiamo scelto di stare dalla loro parte, ci restiamo: lo dobbiamo a noi, a loro.
Sarà stato un po’ questo lo spirito che animava quelle 22 persone 45 anni fa? Potrà esserlo ancora domani e dopo?
Auguri a Famiglia Nuova, auguri a tutti e a tutte noi. Auguri soprattutto a quel loro.
Bruno






















