Roma, 6 febbraio 2026 – Università Roma Tre
Presso il Polo didattico di Scienze della formazione si è svolta un’assemblea aperta per confrontare analisi, esperienze e proposte per discutere come intervenire con azioni comuni sull’inumanità del sovraffollamento carcerario. Nel 2025, a fronte di 46.124 posti disponibili, 63.868 persone sono state detenute in Italia, in 199 istituti.
Tra i partecipanti all’evento anche Famiglia Nuova che ha sottoscritto l’appello https://forms.gle/9ypQwHpaBLo1dwr27 per diritti, clemenza e umanità nelle carceri. Dovevamo esserci, o non potevamo non esserci.
All’apertura del programma della mattina la Presidente del Cnca ha affermato che attualmente il nostro Paese ha un “Governo delle pene”, riferendosi alla costante attività di promulgazione di leggi e decreti legge per normare più reati e di inasprimento delle pene per alcune tipologie di reato già esistenti. Caloroso il suo appello non solo per più diritti, per l’urgenza che si impone per una misura di clemenza e ovviamente per maggiore umanità nei trattamenti detentivi che non può essere garantita in condizioni di sovraffollamento in celle dove gli spazi tra brandine sono occupati da altri materassi, dove la violazione della dignità umana inflitta a causa dei bagni aperti in cella è quotidiana, più volte al giorno per tutti e tutte le recluse, ma anche per lavorare tutti e tutte insieme perché la dignità dei detenuti è anche la dignità degli operatori e degli educatori del carcere.
Anche negli istituti penali minorili il sovraffollamento è costante.
Il prof. Palma, della Facoltà ospitante l’assemblea, ha ricordato che il sovraffollamento delle carceri non è mai una catastrofe naturale, ma una volontà politica, poiché anche il carcere è una questione di democrazia, e, rivolto alla platea, ha incitato a riconoscerci nella passione per la legalità costituzionale. Chi del Terzo Settore opera negli istituti di pena non è e non deve essere trattato da volontario tollerato, ma ciascuno e ciascuna deve essere riconosciuto nel proprio ruolo. La detenzione non può essere un’attività di detenzione sociale: le misure alternative alla detenzione devono essere una costante, ma come diranno poi molti e molte altre negli interventi che si sono succeduti, l’alto tasso di sovraffollamento e i numeri assoluti di detenuti e aventi diritto all’affidamento ai Tribunali di Sorveglianza è troppo alto, di fatto creandosi un imbuto di troppo stretto per soddisfare le istanze. La povertà sociale ed economica all’esterno del carcere rappresenta per molte persone detenute un ulteriore impossibilità a fruire delle misure alternative che oltre ad essere ri-educative darebbero sollievo al sovraffollamento ormai drammatico delle carceri. Inoltre provocatoriamente ci chiede “l’inserimento lavorativo cos’è diventato quando per la società i detenuti sono solo scarto e resi i nuovi apolidi?”.
Denise Amerini affonda la voce sulle responsabilità delle Istituzioni, citando l’art 27 della Costituzione dove, a proposito della pena è stabilito che non può consistere in trattamento contrario al senso di umanità e deve tendere alla rieducazione del condannato. Tra gli inasprimenti delle pene vi è un peggioramento per madri detenute con prole di età inferiore a 1 anno: “peggio della Legge Rocco” è il suo grido dal microfono. Dobbiamo tornare a indignarci, a mobiltarci, è l’accorato appello al termine del suo intervento che riprenderà successivamente per leggere una lettera inviata all’Assemblea da un operatore carcerario, la rappresentanza dei quali è totalmente assente in presenza, e l’assenza è una evidenza forte del malessere del sistema.
Non riuscendo a riportare tutti gli interventi e a riassumere in qualche riga l’ampio dibattito che ne è seguito, provo ad elencare una serie di stimoli che riporto senza troppo commentare…
- È cambiato il significato di prevenzione: era un termine positivo rispetto a repressione, (si sono appropriati delle nostre parole): prevenire ha assunto il senso di interventi legislativi, per interrompere violenze e terrorismo vandalico. In questo modo si rischia però di restringere la pacifica espressione di dissenso.
- Le nostre parole sono diventate distanti da chi è in carcere.
- I progetti per portare fuori i detenuti esclude sempre gli stessi.
- Clemenza da rivalutare nel significato e nel suo legame con la giustizia.
- Comprensione del presente dentro e fuori del carcere.
- Esecuzione penale esterna deve essere applicata secondo il ministro Nordio fino a pene di 8 anni e per i reati con dipendenza ci si deve affidare al privato specialistico.
- Devono aumentare gli sportelli in carcere per orientare le persone, anche chi opera all’interno, verso la consapevolezza dei diritti esigibili.
- Le circolari del Dap continuano a restringere le attività in carcere.
- Per i non italiani c’è un’assoluta categorizzazione generale: gli stranieri, indipendentemente da chi sono, che storia hanno, da dove vengono.
- Chi sbaglia deve cambiare, non pagare: così anche noi, dopo la risposta sbagliata, dobbiamo cambiare, non pagare!.
- Studiare in carcere abbatte le recidive.
- Casco ai detenuti per non cadere dalla branda posta ad un’altezza di 2 metri, per avere poco spazio per non calpestare materassi a terra.
- Al minorile, alle 11 del mattino, i giovanissimi ristretti sono ancora in cella a dormire.
- Il carcere è composto da detenuti e detenenti.
- Il sistema è irredimibile, irriformabile, è un luogo anacronistico ormai.
- Carcere nella radice aramaica vuol dire seppellire.
- Indulto e numero chiuso degli istituti di pena (anche per le Reims) per tornare a numeri di detenzione degni di un paese civile.
- Studio del sitema carcerario e della giustizia su Altra Economia.
- Salute in carcere azioni specialistiche per la TD e Salute mentale, in carcere si deve operare contro il pregiudizio.
- Disinnescare la percezione del sentire comune a che tutti i detenuti siano ritenuti tossici, matti e stranieri: viceversa vince il disimpegno delle istituzioni.
- I suicidi nell’alta sicurezza sono rari: è tutta detenzione sociale quella che si suicida, solo l’anno scorso sono stati 74.
- Per il Direttore sanitario di Rebibbia i detenuti sono pazienti, ma vi è carenza grave di medici strutturati come medici penitenziari (a tempo indeterminato cioè); sarebbero necessari migliori stipendi e condizioni un po’ per tutto il personale e più agenti di scorta perché attualmente non ce ne sono a sufficienza per portare i pazienti alle specialistiche esterne. Questo tema è ben rappresentato dal racconto di un educatore che lavora nel carcere di Perugia e che conferma che la certificazione delle condizioni di salute per i cittadini stranieri è importante anche per garantire una protezione di permesso di soggiorno adeguata e talvolta il progetto così costruito non può avere seguito perché tutto salta per l’assenza degli agenti di scorta.
- Grosso ha dichiarato che “la cura della dipendenza è un diritto azzoppato”: 1/3 reati sono legati alle droghe, più di 1/4 dei detenuti ha problemi di dipendenza, la percentuale triplica nella popolazione femminile anche se i numeri assoluti sono ridotti rispetto a quella maschile, dove l’incidenza della popolazione straniera è particolarmente rilevante. Inoltre per le donne è valutata una maggiore complessità diagnostica, una minore offerta di differimenti di pena, una maggiore presenza di bisogni specialistici.
- Casa e autonomia sono fondamentali per non commettere recidive altrimenti è garantito “altrimenti si esce, si torna alla dipendenza, si torna alla detenzione”.
- Le Comunità riabilitative: il tempo di permanenza dovrebbe non superare i 24 mesi: per pene più lunghe o sotto i 12 mesi, le misure alternative diventano strumentali
- Nella popolazione dei minori non si parla di dipendenza e patti e accordi progettuali devono essere svolti con la Sorveglianza dei tribunali, non tra operatori del carcere minorile e i genitori.
- Per i cittadini e le cittadine migranti esiste la barriera della lingua, che è un grosso limite per conoscere i propri diritti, i permessi a cui accedere; per chi ha necessità di rinnovare il permesso di soggiorno le dichiarazioni di TD sono taciute perché peggiorative per il rinnovo dei documenti.
- Favorire i progetti appartamento per chi esce dal carcere.
Anche l’affettività, non la sessualità, è stata richiamata per denunciare che, oltre i proclami, poco è stato fatto: solo in 5 istituti di pena sono stati creati spazi e tempi dedicati.
Bruno






















