Israele è riuscita a fermare la Global Sumud Flotilla, in acque internazionali: ha abbordato all’arembaggio le barche degli attivisti pacifici pro pal, le ha obbligate, scortandole controllando militarmente i capitani di bordo, a entrare nel porto di Ashdod. Là i partecipanti saranno identificati per essere espulsi, o, per chi non accetterà l’espulsione, essere giudicati per ingresso illegale in Israele. Tifo ancora per la Marinette, l’unica imbarcazione di attivisti della GSF ad essere sfuggita per ora al blocco di Israele.
Una sconfitta dunque? Uno spreco di risorse ingenti? Tutto una scusa per contestare il Governo Meloni?
Per me sta andando bene così. Il clamore suscitato dal tentativo della Flotilla di approdare sulle spiagge della Striscia è già un successo. L’ingresso obbligato di alcuni natanti nel porto israeliano con bandiere della Palestina e scritte per la sua liberazione, anche. Forse è più clamoroso ed “eroico” di un approdo nella Striscia ormai devastata. Se fosse andata diversamente grazie alle concessioni del Governo israeliano Netanyahu avrebbe acquisito una luce di buonismo non confacente. Si continuerà invece a tenere accesa la protesta contro queste continue violazioni dei diritti umani internazionali di una popolazione martoriata.
È in corso l’ultimatum ad Hamas: il piano Trump una proposta forse irricevibile per il gruppo terroristico perché fondamentalmente gli offre la possibilità di scegliere come estinguersi, più o meno cruentemente. Curioso come il Parlamento ha votato, contemporaneamente ai fatti della Flottilla ancora in corso, per la pace in Palestina promossa dal presidente americano: ma di che pace parlano? Ma quale Palestina, se non la riconoscono come Stato sovrano? È l’unica carta sul tavolo, ma è una carta vera e utile?
E nemmeno capisco i tanti governanti di paesi arabi o di religione musulmana, che sostengono la proposta Trump, forse avrebbero tutti insieme potuto far andare la Storia in modo diverso? Mah, che tormento!
Noi in Italia, in attesa di riaccogliere gli attivisti rimpatriati a forza, possiamo indire altre proteste, altre occupazioni, tutte pacifiche senz’altro, ma fortissime per gli slogan gridati fino alle ultime energie, per l’esigenza urgente di ripristinare i diritti violati dei palestinesi, di uomini, donne e bambini sopravvissuti. Certo Meloni è bravissima a “ridicolizzare il nemico politico”: eccezionale la sua battuta contro Landini e lo sciopero indetto di oggi, “il weekend lungo e la rivoluzione non stanno insieme”. Ma superabile. Tutte le narrazioni, anche le più astute, prima o poi saltano, scoppiano, o sono stanate e fatte scoppiare.
Anche nel nostro governo uno spiraglio di umanità si è intravisto nell’azione di un ministro forse adesso sotto critica dallo stesso governo cui appartiene: quella nave militare italiana che ha affiancato la Flotilla fino alle “acque di Israele” l’ho vissuta come un tentativo per mediare un conflitto che avrebbe potuto avere esiti più eclatanti, ma potenzialmente tragici.
Leggo adesso che altre barche sono salpate verso Gaza: vorrei averne una per portare il mio contributo, anche solo fisico pur sapendo che valgo poco o niente. Per me resta esistenziale continuare a credere che si possa interrompere quell’orrore, per affrettarsi a ripararlo il più possibile. Il prima possibile.
Sì, voglio stare con quelli che non vogliono un mondo peggio peggiorato, e con chi si ribella contro l’economia e la finanza mondiali che, dopo aver saturato il mondo di cibo spazzatura e fast fashion non degradabile, di cui peraltro in contraddizione con me stesso mi nutro e mi vesto, proseguono nell’alimentare, per scopi di “gambling finanziario”, la distruzione di questa Terra così bella, così unica, così irripetibile. Negando di farlo.
Il sostegno di Famiglia Nuova alla Global Sumud Flotilla ha significato molto per me! Mi sono sentito nutrito da idee che mi rafforzano e rinvigoriscono l’appartenenza, perché come tanti: no, non voglio un mondo di guerre fratricide; no, non voglio la distruzione del pianeta Terra; no, non voglio isolarmi dal mondo per riuscire a vivere, e nemmeno andare su Marte perché qualche uomo o donna bianchi hanno giocato male, e vinto barando, a Battaglia Mondiale.
Bruno





















