La Storia è un costrutto culturale composto da azioni conseguenti al radicarsi ampio di ideologie inarrestabili. Purtroppo le guerre hanno, forse, fatto testo più delle intese di pace e di accordi, cambiato il corso degli eventi, da millenni. Alcune di esse, scatenate e diventate a senso unico come quella in corso, sono veri e propri stermini di importanti fette di una certa popolazione, in un dato momento del tempo, in un luogo geografico preciso: perpetrate con responsabilità innegabili da un’altra certa popolazione. È finito il tempo di far finta di credere che quello cui assistiamo sia la risposta giusta agli attacchi di Hamas del 7 ottobre. È solo vendetta quella che vediamo, insensata e disumana vendetta.
L’iniziativa della Global Sumud Flotilla, molto sostenuta dalle piazze italiane, è certamente un’azione ideologica. Lo è stata dall’inizio: i prodotti alimentari primari e l’acqua sono lo strumento e la strumentalizzazione per bucare la sordità collettiva, disincantare lo sguardo annebbiato e sconfiggere la disinformazione guercia e propagandistica di un Occidente per me diventato insostenibile, non più un valore da difendere ad oltranza degli orrori che compie.
Per me l’iniziativa ha valore solo per l’ideologia che la motiva: Israele, il Governo di Israele, sta sbagliando, tanto, e nessuno è in grado di fermarlo. Stiamo assistendo a qualcosa di dolorosamente immane, passivizzati da mesi e mesi di orrore scatenato per vendetta, non più per giustezza di giustizia. E allora mi va bene contrapporre qualcosa di altamente dissonante dal pensiero e dalle azioni comuni: non si può fermare il governo israeliano di oggi con la Ragione, si tenti di farlo sfidandolo, costi quello che costerà.
Come possono pensare che si sia arrivati ad organizzare la Flotilla per farsi incantare dalle sirene della dissuasione, così egocentriche da ritenersi, loro, attaccate dall’obiettivo della spedizione Sumud. Che dichiarano di non poter difendere cittadini e parlamentari italiani in acque israeliane. Ecco è a questa “narrazione” che ci opponiamo; no, quelle acque non sono di Israele, dichiararlo e crederci è l’ennesima prepotenza dei più forti sui meno, perché le acque di fronte a Gaza dovrebbero essere degli abitanti della Striscia. Dichiareranno i “flotillieros” terroristi del latte, del riso e dello zucchero: una barzelletta indignitosa ma specchio e spettro di una farsa mondiale che è già in onda da un bel po’.
Bene fanno gli attivisti a non ascoltare la Chiesa, lo Stato italiano, il ministro della Difesa che ha già dichiarato di non poter aiutare nessun componente della Flotilla, cedendo, passivi e sottomessi, alla retorica prepotente di Netanyahu e Trump che, con il di lui genero, Kushner, hanno già pianificato la Gaza Riviera…
Vai avanti GSF, farete la Storia!
Bruno





















