Notiziola di cronaca locale, diventa di interesse nazionale.
Scrive Giulia Ghirardi su Fanpage.it:
Profilattici ai detenuti per “motivi terapeutici”. Dopo la decisione di Stefania Musso, direttrice della Casa Circondariale di Pavia Torre del Gallo, di distribuire 720 preservativi ai detenuti come misura a carattere “terapeutico” non si sono fatte attendere le polemiche, prime tra tutte quelle avanzate dal Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) che ha sottolineato i rischi attinenti “all’ordine e alla sicurezza delle carceri” e dai sindacati della polizia penitenziaria che hanno visto in tale decisione “il fallimento complessivo del sistema carceri”.
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Noi stiamo con la direttrice del carcere. Non perché pensiamo che i profilattici riducano la violenza sessuale, senza consenso, all’interno dei luoghi di detenzione, ma perché sappiamo che utilizzati come barriere alla diffusione delle Infezioni sessualmente trasmissibili, sono efficaci. Per questo crediamo che vadano resi disponibili non solo nel carcere pavese, ma in tutti gli istituti di pena, in un luogo discreto affinché possano essere presi in autonomia e discrezione, o consegnati nei kit d’ingresso, perché il sesso è tabù, la violenza sessuale è tabù, un po’ tutto il mondo carcerario lo è, e noi non vogliamo girare la testa dall’altra parte, o nasconderla sotto del falso e spicciolo moralismo.
Perché si debba credere che i preservativi attentino all’ordine e alla sicurezza delle carceri italiane e determinino il fallimento addirittura complessivo del sistema carcerario non si capisce: rilevare un tema, comprenderlo, ridurne la portata di rischio e di danno (per esempio assumendo e recependo le indicazioni e raccomandazioni sociali e sanitarie comprese all’interno delle Linee Guida nazionali emesse nell’ambito delle azioni di prevenzione da attuare per contrastare le IST in riferimento alla popolazione generale e ad alcune popolazioni in particolare) dovrebbe far parte di un’amministrazione penitenziaria che ha l’obiettivo anche di favorire tutte le informazioni ed azioni tese a ri-educare anche i comportamenti sociali di rischio.
Pensare che favorire presidi di prevenzione sterili incoraggi o addirittura inciti a comportamenti di danno e di rischio rivela la medievalità della morale dei nostri funzionari del sistema penale: evitare di entrare nei problemi non significa che non esistono e non occuparsene con soluzioni civiche e civili ci fa permanere in una condizione culturale semi primitiva.
Bruno





















