Famiglia Nuova, con oltre 40 anni di esperienza e servizi distribuiti in 3 Regioni, opera nell’area delle dipendenze degli adulti attraverso servizi socio-sanitari e sanitari per adulti. La residenzialità riabilitativa è posta come strumento privilegiato dei progetti ad alta e a bassa intensità assistenziale o terapeutica (riabilitativa). L’offerta è qualificata anche con uno SMI – servizio ambulatoriale multidisciplinare per le dipendenze, non soltanto da sostanze legali o illegali, e una casa alloggio specialistica per persone con HIV/AIDS.
Il lavoro di relazione è l’attività centrale e su cui si investe maggiormente.
Le Comunità residenziali: numeri e tendenze
L’organizzazione gestisce 6 comunità residenziali: 3 a carattere pedagogico-riabilitativo e tre a carattere terapeutico-riabilitativo, di cui una dotata di un modulo per la comorbilità psichiatrica. Nel corso del 2024, sono stati 279 i programmi attivati all’interno di queste strutture, prevalentemente rivolti a uomini. Un dato significativo è il raggiungimento di una saturazione dei posti disponibili pari al 92%, che rappresenta un aumento del 2% rispetto all’anno precedente, evidenziando una crescente domanda per i servizi residenziali.
La durata media dei progetti residenziali si è attestata a poco meno di 10 mesi, un dato in netta diminuzione rispetto ai 18 mesi registrati l’anno precedente. Questa flessibilità è stata resa possibile dalla crescente strutturazione di “progetti brevi” sia all’interno delle comunità residenziali in Lombardia e in Umbria sia da progetti specifici sviluppati in Emilia Romagna – come il progetto Ping, della durata massima di tre mesi, o il GECRID, di 40 giorni – che permettono agli utenti di non interrompere condizioni lavorative e relazionali già attive. La fascia d’età più rappresentata nelle comunità si colloca tra i 36 e i 45 anni, sebbene l’utenza si estenda dai 18 agli oltre 55 anni.
Per quanto riguarda le sostanze d’abuso, la cocaina rappresenta la sostanza primaria per il 56% degli utenti, seguita dall’alcol con il 25% e dagli oppioidi con il 16%. È importante sottolineare che il poliabuso rimane la modalità di utilizzo più diffusa. Quasi il 40% delle persone in programma ha figli, un dato che evidenzia la necessità di un approccio che tenga conto del contesto familiare. Circa il 44% dei programmi attivati riguardava percorsi alternativi al carcere, con il 35% in affidamento terapeutico e il 9% agli arresti domiciliari. Prima dell’ingresso nei servizi residenziali, il 36% delle persone abitava con la famiglia d’origine. In termini di occupazione, il 17% degli utenti aveva un lavoro (contratto o autonomo) e il 3% usufruiva di una borsa lavoro durante lo svolgimento del progetto individuale.
Le comunità residenziali si confrontano con importanti sfide, tra cui la difficoltà nel reperire educatori e operatori qualificati, in parte dovuta a una formazione universitaria non sufficientemente focalizzata sulle dipendenze, in parte a una scarsa attrattiva. Il burn out, pur tenuto sotto controllo dall’Ufficio personale e dal supervisore delle Equipe, è un deficit costante.
L’Ambulatorio Multidisciplinare Integrato (SMI): un osservatorio sulle dipendenze
L’ambulatorio Multidisciplinare Integrato (SMI) si configura come un punto di osservazione fondamentale per monitorare il mondo delle dipendenze, incluse quelle immateriali, in continua e rapida evoluzione. Nel 2024, il numero totale di persone in trattamento è stato di 255, con 94 nuove prese in carico, confermando una certa stabilità rispetto al trend degli ultimi anni. L’86% dell’utenza è di sesso maschile, una percentuale che non ha registrato sostanziali variazioni rispetto all’anno precedente. La maggior parte degli utenti, l’80%, proviene dal bacino dell’ATS Monza Brianza. Il 65% dei soggetti è celibe/nubile e il 94% ha una dimora stabile, indicando un’alta integrazione sociale.
Un aspetto rilevante è l’abbassamento dell’età di accesso ai servizi, con il 40% della popolazione totale degli assistiti che si colloca nella fascia d’età tra i 14 e i 34 anni, e livelli di gravità già elevati a causa della precocità nell’uso di sostanze e della comorbilità con patologie psichiatriche certificate. Per quanto riguarda le sostanze d’abuso primarie, il 42% richiede trattamento per il consumo di cocaina, il 23% per eroina e il 23% per alcol, con il tabacco presente nel 98% dei casi. L’età di inizio dell’uso di sostanze è particolarmente precoce, con il 70% della popolazione che ha iniziato sotto i 14 anni. Le dipendenze senza sostanza, come il gioco d’azzardo patologico, riguardano il 9% dei soggetti, un dato che evidenzia una stabilità rispetto all’anno precedente.
In termini di trattamenti erogati, il 71% è stato dedicato alla dipendenza da sostanze, il 20% all’alcolismo e il 9% alla dipendenza da gioco. Il 21% dei soggetti in trattamento ha ricevuto una terapia farmacologica sostitutiva, quasi esclusivamente con metadone (99%), mentre il 15% ha utilizzato altri trattamenti farmacologici. La ricerca “Valut-Azione”, conclusa nel 2024 in collaborazione con il CNR, ha confermato un buon indice di efficacia degli interventi per alcol e dipendenza da sostanze. Per quanto riguarda le infezioni, l’HIV è presente nel 3% dei soggetti trattati, mentre l’Infezione da HCV è nel 10%. È stata inoltre implementata la modalità di contatto on-line, considerata una risposta “moderna” e flessibile ai bisogni diversificati dell’utenza.
Tuttavia, il 2024 è stato segnato da una significativa criticità nel reperimento delle figure sanitarie; l’ampliamento degli orari di somministrazione della terapia è stato limitato dal frequente turn over. Nonostante ciò, l’analisi dei questionari ha rilevato una sostanziale soddisfazione dell’utenza, con una leggera flessione per i tempi di attesa della terapia sostitutiva e degli esami tossicologici.
Casa Alloggio “I Tulipani”: un supporto specialistico
La Casa Alloggio “I Tulipani”, formalmente una struttura sanitaria per persone in AIDS in fase estensiva post-acuzie, si è evoluta in una realtà per utenti lungodegenti con intensità sanitaria medio-alta, che presentano quadri clinici sempre più eterogenei e spesso comorbilità complesse. Nel 2024, I Tulipani hanno ospitato 6 donne e 7 uomini, con un’età media superiore ai 59 anni. La mancanza di strutture intermedie e di servizi diurni in Umbria rende difficile la dimissione e limita la progettualità per utenti che spesso arrivano già in condizioni molto compromesse.
Sfide comuni e obiettivi per il futuro
L’organizzazione affronta sfide trasversali a tutte le aree di servizio, tra cui la gestione della polidipendenza e della comorbilità psichiatrica, specialmente tra i giovani, che richiede un supporto costante da parte di figure medico-sanitarie. La formazione universitaria attuale, poco focalizzata sulle problematiche delle dipendenze patologiche, rende difficile l’incentivo e il reperimento di personale qualificato.
Per il 2025 e gli anni a venire, Famiglia Nuova si impegna a: Incrementare l’utilizzo accurato del software Gedi per la raccolta dati degli utenti nelle strutture residenziali. La ricerca “Valut-Azione” ha infatti rilevato che nel periodo 2023-2024 solo il 15,77% delle schede era completo di ogni dato, e i servizi residenziali si sono impegnati a garantire una registrazione più accurata a partire dal 2025.
Intensificare l’attività politica per influenzare le normative regionali, promuovendo una maggiore flessibilità dei progetti, il riconoscimento dei “progetti brevi”, l’assistenza domiciliare e l’introduzione dell’housing sociale dedicato per facilitare il reinserimento post-riabilitativo e prevenire ricadute o l’invisibilità sociale.
Acquisire maggiori competenze per strutturare percorsi efficaci alternativi al carcere.
Promuovere un criterio che espliciti come l’uso di sostanze e le dipendenze comportamentali influiscano sulle funzionalità della persona, superando una visione punitiva dell’uso di sostanze.
Famiglia Nuova continua a lavorare in rete con le realtà pubbliche e del privato sociale, come l’ATS Brianza per progetti di Riduzione del Danno e GAPSTOP, mantenendo un approccio integrato e non medico-centrico nella presa in carico. Il progetto “Cambiare dentro”, in collaborazione con la cooperativa Bessimo e la direttrice del carcere di Lodi, mira a diminuire le revoche dei progetti alternativi alla detenzione, lavorando sulla consapevolezza dei detenuti. Da sempre collabora con Associazioni che si occupano di HIV e AIDS.






















