“Non riesco!”. “Non ce la faccio”. “Sto male”. Esistono molte versioni della resistenza a un cambiamento. Un cambiamento che comporta dolore, ma anche giovamento se cura un male. Qual è il senso dell’accanita e spesso nefasta resistenza che osserviamo di fronte alle persone a cui chiediamo di cambiare? Ciò che vediamo è forse già una resa della vita verso la morte? Una rinuncia alla fatica che, per natura, il vivere porta con sé? In fondo, quale giustificazione può esserci se si ritiene necessario giustificare chi cede la propria potestà a una o più sostanze stupefacenti? Anche drogarsi è forse un’abitudine che, una volta acquisita, permane come unico senso del vivere? Tante domande, ma poche risposte. Nel prontuario delle soluzioni per le problematiche di dipendenza, la pagina appare intonsa.
Il tutto ruota attorno alla costruzione di un cambiamento di significato rispetto a un comportamento che sembra disfunzionale al punto da diventare infausto. Inoltre, non potendo appellarci a un cambiamento sociale, in quanto la cura è in un ambito individuale, dobbiamo sollecitare la conversione dello stile di vita dall’interno della persona stessa, cioè il significato che un essere esistente dà a sé stesso, nonostante l’assetto sociale tenda a spingere i comportamenti verso atteggiamenti disfunzionali rispetto ai consumi.
“Tutti usano sostanze!”. Quante volte sentiamo questa frase come giustificazione del consumo. “Ma tutti chi? Dove sono tutti questi drogati?” Mi viene da dire: “nella testa dei consumatori stessi”. Penso che per chi consuma sia una forma di sollievo dalla sofferenza di aver perso la propria libertà. Con essa, è andata perduta anche la capacità di poter fare delle scelte per la propria vita. Di fatto, il consumo di sostanze porta a abitudini e consuetudini rigidamente impostate dal bisogno stesso della sostanza.
“Quindi? Nulla! Le parole sono l’unico sentiero che le persone possono seguire, come Pollicino, seguendo una traccia semantica che possa riportarti a casa, nella dimora di ognuno, dove le possibilità di scelta tornano a liberarsi ed essere fruibili.”
Maurizio Mattioni Marchetti





















