Cura, trasparenza e piccoli numeri: la ricetta giusta per l’integrazione

Ora si è scatenata questa tifoseria piena di false notizie e luoghi comuni che non trovano riscontri.

Più si limitano le possibilità, più gli stranieri sono alla mercé di un sistema poco trasparente, a partire, per esempio, dal lavoro nero.

Per quanto riguarda questa inchiesta resta il rammarico che dentro il sistema delle onlus si infilino personaggi malfattori. Vuol dire che il sistema dei controlli funziona poco.

Il pericolo è che poi tutti siano visti come ladri e tutti facciano profitti.

Non tutte le erbe sono dello stesso fascio

La nostra Cooperativa da sempre predilige un’accoglienza di tipo diffuso, fatta di piccoli numeri, in controtendenza rispetto a quanto sta accadendo soprattutto con le nuove norme messe a bando dall’attuale Ministero dell’Interno e soprattutto non accettando richieste di sorveglianza e controllo poliziesco/carcerario.

Il modello di accoglienza per piccoli numeri che Famiglia Nuova da sempre ha preferito per i propri servizi residenziali è più utile per lavorare accanto alle persone, apprezzandone e valorizzandone meglio la loro singolarità, la loro individualità, spostando l’attenzione dai limiti alle risorse, valorizzando e potenziando le attitudini individuali.

Don Leandro Rossi

La svolta: nel Natale del 1977 nella piccola chiesa di Cadilana (Lodi) Don Leandro accoglie il primo tossicodipendente e inizia cosi l’avventura nell’accogliere quelle “pietre scartate che sono diventate testata d’angolo”, in quegli anni gli ultimi tra gli ultimi e quanti chiedessero un rifugio. A questo punto don Leandro inizia a rimanere solo: chi mai voleva vivere vicino ai tossici? D’altra parte la curia nel 1994 invita don Leandro a una scelta precisa: o la parrocchia o la comunità; le due cose appaiono alla curia inconciliabili poiché la cura dei tossicodipendenti avrebbe sottratto tempo alle esigenze parrocchiali.

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